ANNO 16 n° 272
Cani vietati nei siti storici della Tuscia, quando la rigiditą culturale ostacola l'accoglienza
Il Prof. Francesco Mattioli scrive alla Sovrintendenza ai beni storici, culturali e paesaggistici della Tuscia

VITERBO - Il tema dell’accesso agli animali domestici nei luoghi storici e paesaggistici è oggi più che mai attuale, specialmente in un paese come l’Italia, dove convivono una ricca tradizione artistica e un’ampia diffusione di animali da compagnia. In una lettera inviata alla Sovrintendenza ai beni storici, culturali e paesaggistici della Tuscia, il Prof. Francesco Mattioli, di ritorno da un viaggio nel Nord Italia, ha espresso alcune riflessioni sul divario esistente tra le politiche di accoglienza degli animali nei luoghi di interesse culturale del Nord rispetto a quelli della Tuscia.

Durante la sua visita nel nord Italia, Mattioli ha potuto constatare una calorosa accoglienza riservata ai suoi due piccoli chihuahua. Gli animali, sempre condotti al guinzaglio e all’interno di trasportini negli spazi interni, sono stati ben accolti dal personale, in un esempio virtuoso di civiltà e rispetto reciproco. 

Purtroppo, questa esperienza positiva si è rivelata un netto contrasto con quanto osservato nei luoghi storici della Tuscia. Mattioli evidenzia come, in località come Caprarola e Villa Lante a Bagnaia, l’accesso agli animali, anche di piccola taglia, sia rigidamente precluso. Il professore riconosce la necessità di proteggere il patrimonio artistico e paesaggistico, ma critica la “chiusura di principio” che non distingue tra situazioni gestibili e potenzialmente dannose. La preclusione, a suo avviso, non è più una questione di tutela, ma di “ristrettezza mentale” e di una visione culturale anacronistica, che rischia di allontanare il pubblico dalla fruizione del patrimonio.

La lettera pone l'accento su una questione più ampia: l’evoluzione della cultura gestionale dei beni storici e la necessità di adottare soluzioni intelligenti che permettano una maggiore inclusività senza compromettere la tutela. Mattioli sottolinea come un numero crescente di italiani, ormai circa un terzo della popolazione, possieda un cane, rendendo opportuno un adeguamento delle normative per rispondere a questa nuova realtà. Soluzioni già adottate in molte strutture, come l’offerta di servizi di custodia per i cani di taglia maggiore o la regolamentazione dell’accesso per quelli più piccoli, dimostrano che è possibile trovare un equilibrio tra accessibilità e conservazione.




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