

VITERBO - La notizia è di qualche giorno fa solo sovrastata nella “giudiziaria” ben più corposa per i processi che pendono presso la nostra Corte d’Assise, ma pur sempre “degna” di interesse perché all’epoca dei fatti (maggio 2013) i media sottolinearono che un cane maremmano a Fabrica di Roma era stato trovato morto perché trafitto da un dardo scagliato da una balestra. Indagato e poi imputato di “canicidio” meglio la generica condotta prevista ex art.544 bis c.p. introdotto con legge 189/04 che punisce chiunque cagiona la morte di un animale, fu un militare vicino di casa dei padroni del cane ammazzato, nel cui domicilio venne sequestrata una balestra in grado sparare dardi mortali.
Dopo sette anni di processo, sottolineati dal contrasto tra i periti delle parti (per la Procura il prof.Farneti) per l’imputato il dr.Galeazzi) al giudice Autizi non è rimasto che pronunciarsi a favore dell’assoluzione dell’imputato con la classica formula “insufficienza di prova” oggi rubricata all’art. 530, comma 2° del codice procedura penale.
Nel processo erano costituite parti civili oltre il proprietario del cane abbattuto l’ENPA – Ente Nazionale protezione animali- e la associazione animalista “incrociamo le zampe”