ANNO 16 n° 272
Canapa industriale, apre un nuovo centro di trasformazione nelle Marche

Il THC è il composto organico (appartenente alla famiglia dei cannabinoidi) responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis. In base a quanto disposto dalla normativa attualmente in vigore, il limite massimo consentito è pari allo 0,5%; tale concentrazione viene ritenuta innocua, ovvero incapace di scatenare effetti psicotropi. Tale caratteristica contraddistingue la cannabis legale, come quella reperibile tramite un e-commerce specializzato quale Prodotti-cannabis oppure presso i negozi di rivendita al dettaglio autorizzati.

 

Nonostante la recente pronuncia della Corte Costituzionale, che ha giudicato inammissibile il referendum per la legalizzazione della cannabis per uso personale, il settore della canapa industriale continua a crescere. Lo scorso febbraio, infatti, si è aperto nelle Marche un nuovo centro di trasformazione, supportato dalle Università di Ancona e Camerino.

Le attività dell’impianto di Fabriano

Come ha spiegato Matteo Mancinelli (uno dei fondatori dell’azienda alle spalle del progetto) ad un’intervista rilasciata al portale canapaindustriale.it, l’impianto si trova a Fabriano e “si occupa della prima trasformazione e della raffinazione della fibra della canapa, oltre alla valorizzazione del canapulo, il residuo legnoso della pianta”. L’impianto, al momento, produce - oltre al canapulo - fibra corta di canapa; quest’ultima viene destinata alla produzione di carta o materiale per il packaging. Il canapulo, invece, viene adoperato per le lettiere degli animali ma trova diverse applicazioni anche in ambito edile (intonaci, materiali inerti e altro).

 

L’impianto, ha aggiunto Mancinelli, attualmente utilizza le paglie di scarto delle coltivazioni destinate ad altro uso entro un raggio non superiore ai 100 km dall’impianto. Al contempo, l’azienda ha avviato un processo di selezione per l’individuazione di specie e varietà più adatte alla produzione di fibra e canapulo.

La crescita della filiera della canapa

L’apertura del nuovo centro di trasformazione della canapa nelle Marche testimonia come l’intera filiera sia in crescita. A dare un notevole impulso allo sviluppo del settore è stata l’entrata in vigore, nel 2017, della legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”.

 

La normativa rappresenta, ad oggi, il principale punto di riferimento “per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.)”, in quanto disciplina le modalità di coltivazione e trasformazione della canapa.

 

In particolare, l’articolo 2 prevede che le piante possano essere utilizzate per produrre alimenti e cosmetici, purché “nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori”, semilavorati (quali fibra, canapulo, cippato, polveri, olio e carburante), materiale “finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati” oppure destinato al sovescio, la bioedilizia, o alla bioingegneria.

 

Data l’ampia varietà di utilizzi possibili, il settore è notevolmente cresciuto negli ultimi anni; il numero di aziende attive è cresciuto in maniera esponenziale (attualmente se ne contano circa 3000), così come quello dei lavoratori impiegati nel settore (ben oltre le diecimila unità).

 

Il contributo della cannabis ‘light’

A fare da volano alla crescita della filiera della canapa ha contribuito anche una particolare categoria merceologica, i derivati ‘light’ della cannabis. Questa definizione, utilizzata diffusamente in ambito commerciale (pur essendo priva di valore giuridico e normativo), identifica i prodotti derivati dalla cannabis caratterizzati da una concentrazione di THC prossima allo zero.

 

I derivati ‘light’ della cannabis, per rispettare le prescrizioni delle normative vigenti, devono essere prodotti utilizzando la varietà di canapa indicata dalla Legge 242 del 2016 (sativa 'Linnaeus'); in aggiunta, i coltivatori - benché non necessitino di autorizzazione - devono utilizzare soltanto sementi certificate, indispensabili per ottenere piante a basso tasso di THC. Di conseguenza, per avere tutte le garanzie del caso circa la sicurezza e la conformità del prodotto, è bene rivolgersi soltanto a canali di vendita trasparenti, tracciabili e autorizzati, così da non alimentare il commercio illegale.

 




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