

di Domenico Savino
VITERBO – A piccoli passi verso la salvezza. Quello con il Pontedera è il punto che serviva poiché adesso manca solo la matematica a sancire la permanenza in serie D da parte della Viterbese. Pochissimo rispetto a quanto declamato ad inizio stagione, ma le vicissitudini di un’annata sghemba portano a questa conclusione, amara, ma pur sempre specchio della realtà. Fa rammarico vedere una squadra che festeggia al Rocchi: le scene di giubilo viste allo stadio al triplice fischio che sanciva la Lega Pro seconda divisione per i toscani hanno lasciato un cattivo retrogusto al tifoso gialloblù. Che per l’ennesima stagione dovrà dire ''Sarà per l’anno prossimo…''.
Bisogna stare al campo, unico giudice inappellabile per capire cosa non è andato nella Viterbese di quest’anno: poca personalità, mancanza di gioco per larghi tratti della stagione, una paurosa alternanza di risultati e di umore.
''Per vincere la serie D servono i giocatori di categoria'' disse il direttore sportivo Manfra durante la presentazione di Oberdan Biagioni. Non si sbaglia il dirigente gialloblù. Serve fame, voglia di riscatto, carattere, scelte adeguate in ogni ruolo, un gruppo granitico che non si abbatte alla prima difficoltà. Tutto questo è mancato alla Viterbese di quest’anno, la speranza è che dagli errori si riparta qualunque sia la dirigenza. Che resti quella attuale o che si verifichi un cambio la timone (la posizione della tifoseria in merito è abbastanza netta, anche ieri allo stadio uno striscione inneggiava a ''Piero Camilli presidente'').
E’ importante formare un a società solida sia dal punto di vista economico finanziario - che onori gli impegni e che faccia sentire i calciatori sicuri – che uno staff tecnico in grado di proteggere la squadra dalle intemperie che in una stagione si verificano. Queste componenti ciclicamente sono mancate e hanno portato a questo corto circuito. Cambiare tutti gli anni un numero considerevole di giocatori non serve, non si crea lo zoccolo duro in grado di farsi scudo delle avversità e guidare i compagni più giovani. Serve programmare con un progetto a lunga gittata senza abbattersi alla prima difficoltà.
Ora manca solo l’ufficialità della permanenza e a Città di Castello la Viterbese andrà a guadagnarsi la fetta mancante della torta della salvezza. Per mettere un punto esclamativo su questa stagione e volare pagina in modo definitivo. La società già si sta muovendo e ha la fortuna di poter iniziare con grosso anticipo sulle concorrenti: sondare il terreno a fine aprile non capita tutti gli anni; uesto vantaggio deve pesare sulla forza che la squadra sarà in grado di mettere in campo dal prossimo anno.
Merita menzione l’impresa della Flaminia Civita Castellana: il blitz di Piancastagnaio è un capolavoro di Lillo Puccica, chiamato la capezzale di una squadra ultima in graduatoria ha saputo risollevare un gruppo ai minimi termini, ha insistito, sbagliato, ma alla fine ha avuto ragione puntando sull’orgoglio e sul carattere di un gruppo che si è fatto carico delle problematiche.
Va comunque detto che i civitonico non sono ancora salvi e domenica sono attesi dalla battaglia contro la Pontevecchio. Ma il morale è altissimo dopo due vittorie consecutive e il traguardo è a portata di mano. La speranza è vedere al Rocchi all’ultima giornata una grande festa di calcio, un derby senza eccessive paure di classifica e di risultato e celebrare la festa del calcio viterbese.