ANNO 16 n° 275
Calcio serie D, Puccica: ''Vittoria del collettivo''
Dopo il successo sul Deruta il tecnico della Flaminia esalta i suoi ragazzi

di Domenico Savino

VITERBO – Parte con il piede giusto la Flaminia. Ma guai a pensare che chi ben comincia è a metà dell’opera. Perché la prima di trentaquattro finali è andata, ma ce ne sono altre trentatre da giocare con il coltello tra i denti parafrasando il presidente Ciappici. Merito di un gruppo che ha una metà media di 20 anni in cui il più anziano ne ha 25 e il più giovane 18. Merito della grande capacità della banda di Puccica di fare gruppo in poco più di un mese, dei suoi ragazzotti di divertirsi che nel calcio fa rima con la capacità di aiutare i compagni. Di fare uno scatto in più, di sdrammartizzare nei momenti complessi di gioire quando è il caso restando sempre con i piedi per terra perché l’opera è ardua da portare a termine e di situazioni difficili ce ne saranno diverse.

Resta la notizia felice: il successo della Flaminia che inizia la nuova stagione allo stesso modo in cui aveva chiuso quella passata e con il medesimo risultato 1-2. A fine maggio servì per conquistare la salvezza ai play out sul campo della Pontevecchio, adesso serve per rasserenare l’animo e capire che la strada intrapresa è quella giusta: ''Sarei presuntuoso se dicessi che mi aspettavo di vincere – ammette Puccica – ma sono sicuro che con questa squadra si può fare un buon lavoro. Dopo la partita mi ha mandato un messaggio Mauro Gilardi (un ex rossoblu che ora milita nel Matelica, n.d.r.) dicendomi che è rimasto impressionato da come i ragazzi si sono aiutati in campo. Ecco, è proprio quello che avevo chiesto e la squadra mi ha seguito in tutti questi quaranta giorni da quando è iniziato il ritiro. Sono soddisfatto della partita perché è stata giusta l’interpretazione, l’approccio, siamo stati bravi a ribaltare colpo su colpo le azioni del Deruta''.

Impressiona il lavoro di Puccica, soprattutto se è rapportato alle caratteristiche della Flaminia: la formazione che ha debuttato che presentava due ’95, un ’94, un ’93 e un ’96 in panchina. Se lo scorso anno il suo compito era offrire motivazioni ad un gruppo esperto, adesso è far crescere una nidiata di ragazzi che hanno la grande chance di farsi notare: ''Se si vuole giocare al calcio - dice - bisogna avere amore e testa per pensare di arrivare sempre più in alto. I miei ragazzi devono capire che il treno su cui stanno viaggiando passa una volta sola e per molti di loro le opportunità ci sono. Basta coglierle''.

Puccica vuole spendere un pensiero anche per il suo presidente, per Roberto Ciappici che lo ha voluto sulla panchina rossoblu. I due hanno pazientemente costruito la Flaminia come due padri di famiglia: ''Al presidente ho detto che ne mancano solo trentatre e gli ho strappato una risata. Questa estate ci siamo andati a vedere le finali dei campionati giovanili, abbiamo scelto i ragazzi che facevano al caso nostro senza farci prendere dalla fretta per non commettere gli errori dell’anno scorso''.

Tuttavia sono sempre i singoli che inclinano le partite, le orientano. A Deruta ci ha pensato Gianluca Polidori, una sberla da venticinque metri per sbloccare il risultato: ''Polidori è un trascinatore, uno che sa fare gruppo. Di lui mi ha parlato bene Antolovic (che lo ha allenato a Soriano la scorsa stagione, n.d.r.). Ha coraggio,  spesso prova il tiro. Poi ha segnato otto reti da centrocampista e non sono poche, segno che ha la fame giusta per imporsi''.

Archiviato il Deruta bisogna pensare al derby contro l’Ostia Mare che all’esordio ha ceduto il passo al Foligno: ''Avrei preferito che avessero vinto – ammette – ma la sostanza non cambia. La Flaminia non può dire di essere più forte o più debole di altre squadre. Le nostre armi sono sempre le stesse: essere brillanti e spregiudicati, ma non sciocchi. Giocare con entusiasmo senza vivere la partita con tensione ma con l’obiettivo di divertirsi''.




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