

di Domenico Savino
VITERBO - La cultura entra nel carcere di Mammagialla. E’ il senso dell’iniziativa di Fondazione Caffeina in collaborazione con l’istituto penitenziario viterbese che correrà parallela al festival culturale. Il carcere che per osmosi si fonde con le piazze del centro storico di Viterbo e diventa una location del festival: cinque appuntamenti con altrettanti ospiti, alcuni di loro come Roberto Giacobbo (il 27 giugno), Niccolò Fabi (1 luglio) e Fiorella Mannoia (4 luglio) vengono esclusivamente per l’incontro in carcere, mentre il giornalista Franco Di Mare (il 28 giugno) e il critico d’arte Vittorio Sgarbi (il 3 luglio) saranno ospiti anche della rassegna culturale. E’ la prima volta che Caffeina apre le proprie porte ad un istituto penitenziario: ed è la prima volta che i detenuti si sentiranno ospitanti, e non solamente ospiti, della struttura in cui vivono.
L’intento dell’iniziativa è avvicinare sensibilmente un luogo come il carcere alla città, far sì che la cultura possa diventare il tramite per consentire ai detenuti di essere fuori da quelle mura almeno per un giorno. Il senso della detenzione sta nella capacità di formare e di rieducare e la cultura si fa portavoce di questo progetto.
L’iniziativa è stata presentata questa mattina nell’ex Chiesa di Santa Maria della Salute. A fare gli onori di casa il direttore esecutivo di Caffeina, Andrea Baffo che ha sottolineato come “attraverso l’iniziativa di Caffeina si voglia creare un ponte tra il carcere e le piazze della città, San Carluccio, San Pellegrino o il Paradosso”, mentre la direttrice del penitenziario viterbese Teresa Mascolo ha parlato di “svolta epocale per il carcere nella città di Viterbo: la cultura in un luogo che viene visto come lontano dalla nostra vita, dalla nostra testa, dai nostri cuori. Il carcere è un luogo brutto, ma non per questo va dimenticato e isolato perché fa parte della città, spesso è considerato altro rispetto a noi. L’iniziativa della Fondazione Caffeina crea una breccia in questo muro che non si conosce o addirittura si evita. Ma nel carcere c’è vita, è la vita dei detenuti che hanno, alla stessa maniera degli altri, diritto alla cultura. Il mio augurio è che l’iniziativa di quest’anno non resti isolata, ma a questa ne seguano altre in favore di detenuti del carcere di Mammagialla”.
Per la parte istituzionale erano presenti gli assessori Barelli (alla cultura) e Fersini (ai servizi sociali, che è anche volontario a Mammagialla): “Collaborazioni come quella di caffeina sono raggi di luce nel percorso dei detenuti – dicono -. La sfida di noi amministratori è generare un percorso di empatia umana. Si immette un percorso letterario per tirare fuori il meglio e il buono di chi vive dentro il carcere”. Hanno accolto positivamente l’iniziativa la rappresentante viterbese del garante dei detenuti Monica Napoli, coordinatore del dipartimento di criminologia del Centro per gli Studi Criminologici Arije Antinori e il presidente dell’ordine degli avvocati Luigi Sini.