ANNO 16 n° 272
Il tratto di strada in cui č caduto Evaldo Cipolloni
Cade dallo scooter, riceve due multe
E' finito in una delle tante buche
delle strade del capoluogo

di Evaldo Cipolloni

VITERBO - Per puro caso mi sono trovato davanti alla tv quando alcune settimane fa la D’Urso, con una delle sue basitincredule espressioni, commentava un caso di ''danno più beffa'': un anziano si era visto elevare una multa per essere caduto dalla bicicletta a causa di una buca sull’asfalto.

Avrei voluto volentieri dare il mio contributo data la simile esperienza accadutami la scorsa primavera in una delle ben tenute strade urbane del nostro capoluogo. A differenza di quell’anziano io però caddi dallo scooter e per questo ''vinsi'' ben due verbali anziché uno.

In breve, quel che successe fu che per evitare un tratto di strada particolarmente disconnesso e cosparso di un alto strato di brecciolino, mi ritrovai a saltare su un’altra serie di buche fino a perdere il controllo del mezzo su un tombino rialzato, più o meno al centro della sede stradale. Risultato: qualche decimetro quadrato di pelle in meno, una caviglia viola; per fortuna nessuna auto salita sopra la mia schiena. Il contesto comprendeva anche diversi automobilisti gentili e premurosi, tre soccorritori della Misericordia professionali e comprensivi e due vigili urbani… zelanti e competenti.

Un paio di settimane più tardi ecco la sorpresona che mi ha lasciato a bocca spalancata e occhi fuori le orbite come neanche Jim Carrey nel film ''The Mask'': la notifica di due contravvenzioni, una perché non avevo mantenuto il margine destro della carreggiata e l’altra perché non riuscendo a mantenere il controllo del veicolo… ero caduto a terra (se vi state chiedendo come sia possibile che si possa commettere un’infrazione al codice della strada cadendo accidentalmente da una bicicletta o da una moto, la risposta la trovate leggendo l’articolo 141, comma 2 del CdS).

La prima cosa che mi chiesi fu come mai il vigile firmatario si fosse dimenticato di trascrivere anche i motivi a causa dei quali avevo commesso quelle infrazioni. Sulla destra della carreggiata del proprio senso di marcia potrebbe infatti esserci una pozzanghera, del ghiaccio, un bambino che cammina per mano con il nonno, un ramo caduto da un albero dopo una notte ventosa, un branco di pecore transumanti, uno sciame di vespe e cavallette in apericena, un carrarmato parcheggiato in doppia fila che il carroattrezzi non riesce a portar via. Perfino buche e brecciolino coesistenti! Da un pubblico ufficiale nelle funzioni di accertatore giuridico, mi sarei aspettato un verbale con una maggiore completezza di informazioni. Per correttezza e senso del giusto, non per altro.

Nella seconda contravvenzione, quella secondo cui non ero riuscito a mantenere il controllo del mezzo finendo a terra (mi verrebbe da aggiungere un pacato ''grazia, graziella ecc.ecc.'') di certo non è stato considerato che l’ultima cosa che avrei voluto fare quella mattina era di cadere dallo scooter per scartavetrarmi sull’asfalto. Eppure, sebbene durante i miei quasi cinquant’anni di vita abbia fatto veramente di tutto per evitare di cadere dal triciclo prima, dal monopattino poi e in seguito dalla bicicletta, dalla ''vespetta'', dal ''vespone'' e infine dallo scooter, nell’applicare il Codice della Strada, i vigili hanno giustamente ritenuto opportuno ricordarmi che cadere involontariamente da un mezzo a due ruote non si può, è una cosa brutta e poco dabbene. Magari pensavano me lo fossi dimenticato, ecco perché ho scritto ''zelanti''. Tuttavia non ho alcun dubbio che i nostri vigili oltreché preparati siano in buona fede, quindi lungi da me pensare che quei due atti giudiziari siano stati emessi per prevenire il fatto che il sottoscritto potesse far causa al Comune per danni stradali procurati per colpa e incuria. Sicuramente non è stato così!

Ad ogni modo, quel che mi premeva segnalare è una gradevole novità. Recentemente è stata perfettamente riparata con dell’asfalto di primissima qualità una (evidenzio una) delle buche presenti nel tratto di strada dove sono caduto (a proposito, sto parlando di via dell’Artigianato, la strada che collega la Teverina col Poggino, all’altezza dell’incrocio con strada Santissimo Salvatore). A mio modo di vedere è stato fatto un gran bel lavoro perché se prima lì le sfumature di grigio erano quarantanove, con questa rappezzata adesso i conti tornano. È presumibile che per vedere sistemata definitivamente quella via, come le tante altre altrettanto disastrate, ci voglia un pochino di tempo. Sappiamo tuttavia come vanno certe cose, c’è da aver pazienza e anche se le strade viterbesi stanno progressivamente diventando sterrate bianche con tratti asfaltati, quel che conta è il pensiero. Il largo manto di brecciolino alto non meno di cinque centimetri invece è ancora là che invade buona parte della corsia, ma è facile immaginare perché: quel tratto di strada è stato scelto come cava di inerte; quando serve lo vanno a prendere lì, tanto ce n’è in abbondanza.

Un’ultima segnalazione: sempre in via dell’Artigianato, direzione dal cavalcavia verso la Teverina (quindi direzione e corsia opposte a quelle che ho percorso io quando sono caduto), c’è un bellissimo pino marittimo le cui radici hanno rialzato di una quarantina di centimetri un tratto di asfalto di almeno cinque-sei metri, esattamente lungo il margine destro della corsia. Mi chiedo cosa farebbero i vigili urbani nel caso un motociclista dovesse cadere in quel punto della via paurosamente disconnesso percorrendo la strada a norma di codice, ovvero in prossimità del ciglio destro.

D’altro canto non mi capacito come sia possibile che nessuno si sia finora accorto di quelle radici così pericolose, considerando che quel pino è esattamente davanti al vivaio di proprietà…indovinate di chi.




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