ANNO 16 n° 275
''Buttò via la pistola
dall’altra parte della città''
Parla la donna picchiata
e minacciata dal compagno

VITERBO – Violenza sessuale, lesioni, minacce. E ancora: maltrattamenti, violenza privata e detenzione illegale di armi. Un’infinità di accuse, quelle che gravano sul viterbese C.B., ai domiciliari da luglio 2015 e tornato in libertà domenica scorsa.

A sfilare ieri, davanti al Collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, la madre dell’imputato e la parte offesa, l’ex compagna G.D., che nella notte del 22 maggio 2015 è finita in ospedale con un braccio rotto e una lunga serie di contusioni. La denuncia è scattata immediatamente: tra le accuse mosse all’ex anche la minaccia con una pistola, mai ritrovata dagli inquirenti.

E il perché lo spiega la stessa parte offesa: ''Dopo l’aggressione – racconta la donna – sono rimasta in ospedale per un giorno intero. Amici in comune mi hanno riferito che quella sera C.B. non ha perso tempo a disfarsi dell’arma”. Avvolta in una busta nera della spazzatura, secondo la sua versione, è stata gettata in un cassonetto dall’altra parte della città: ''Era a cena a Santa Barbara, è arrivato fino alla Grotticella - sottolinea – Ha detto di volersi sbarazzarsi in fretta dell’arma prima che potesse succedere qualcosa e così ha fatto''.

Un quadro generale che sembra non lasciare spazio a dubbi, se non fosse per la testimonianza della madre dell’imputato. In aula non difende il figlio, si limita a sottolineare la condotta dell’ex nuora: ''Ogni occasione era buona per bere, puzzava di vino e la vedevo sempre al bar. Anche nel tardo pomeriggio di sabato 23 maggio. Stava sorseggiando qualcosa. Non sembrava così malandata: non aveva lividi, né fasciature – spiega, rispondendo alle domande del difensore Remigio Sicilia - Me lo ricordo bene''.

A fine gennaio, la discussione.




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