

VITERBO - Da una nostra lettrice riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata.
Come lo scorso anno arriva la sorpresina estiva... nessuno se ne accorge, è appena arrivato il caldo, le famiglie, sempre di meno grazie alla crisi, sono in vacanza, e il Comune di Viterbo pubblica sul proprio sito la nuova regolamentazione delle tariffe dei buoni pasto, scaturita da una lunga contrattazione con i comitati dei genitori che hanno tentato il possibile per non aumentare eccessivamente il costo della mensa.
Un messaggio whatsapp gira nei gruppi dei genitori, ci sono molte fasce di reddito e tariffe differenziate in base ad esse. Equità? Giustizia? Sembrerebbe di sì. Ma com' è possibile, mi chiedo. Controllo il mio vecchio Isee, scopro che forse risparmio e penso 'però quest'anno bisestile una cosa buona me l'ha portata!!!!'.
Poi leggo con attenzione. 'Povera mamma illusa!!!!!', mi dico ad alta voce. Pensavo forse di risparmiare e magari tirare un sospiro di sollievo, visto che oramai viviamo di F24. Invece no! Ecco l'inganno, cito testualmente: 'si precisa che l'importo delle tariffe del servizio mensa per i cittadini non residenti nel comune di Viterbo sarà determinato considerando la fascia superiore rispetto a quella di appartenenza'.
Non residenti. Siamo forse diversi dai cittadini di Viterbo? Parliamo di multiculturalità, di integrazione, dei migranti che grazie alla loro attività imprenditoriale contribuiscono a formare il 9% del Pil e pagano le nostre pensioni. E poi i non residenti (io abito a Vasanello) sono discriminati in questo modo oserei dire vergognoso?
Perché, mi domando? Qualcuno mi sa spiegare perché non sono trattata come le altre mamme di Viterbo? A questo punto mi viene una crisi di identità. Essere di Vasanello significa essere italiana? Sono una cittadina italiana? Eppure sono nata in Italia. I miei parenti sono italiani da generazioni. Cosa è cambiato?
Cristo si è fermato a Viterbo, è questa la risposta che mi rimbomba in mente.
A.G.