


VITERBO - Maltrattamenti, minacce e violenza sessuale ai danni della moglie: un 33enne è finito a processo davanti al tribunale di Viterbo con accuse pesantissime. L’uomo, dallo scorso settembre, è stato allontanato dalla casa familiare e sottoposto al divieto di avvicinamento alla vittima, oltre all’obbligo di presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. Sia lui che la donna, di 39 anni, sono originari dell’America centrale e vivono in un comune della provincia.
Secondo l’accusa, per anni la donna avrebbe subìto offese, minacce e aggressioni fisiche anche alla presenza dei figli, oggi di 2 e 10 anni. Il 33enne è imputato per maltrattamenti in famiglia: insulti continui, frasi umilianti e comportamenti violenti avrebbero segnato la quotidianità della vittima. Tra le espressioni contestate: “Non servi a un cazzo, sei solo una stupida puttana, devi fare quello che dico io”.
In più occasioni, sempre in stato di ubriachezza e dopo aver accusato la moglie di tradimenti, l’uomo avrebbe danneggiato l’abitazione. Almeno due volte l’avrebbe afferrata per il collo tentando di soffocarla: nel 2017, dopo averle torto un polso, e nel 2023, spingendola con forza contro il muro davanti al figlio maggiore. La donna sarebbe stata anche afferrata per i capelli e scaraventata contro il muro durante la seconda gravidanza.
Un altro episodio particolarmente violento riguarda il lancio di una pentola piena di cibo contro la moglie, tra urla e insulti, sempre davanti ai bambini: “Non servi nemmeno a fare una pasta, fa tutto schifo e ti meriti di essere malata”.
Quando la donna, tra il 2023 e il 2024, avrebbe manifestato l’intenzione di separarsi, le minacce sarebbero diventate ancora più gravi. “Se te ne vai porto via il figlio e non lo rivedi più”, le avrebbe detto. E ancora: “Se mi lasci ti ammazzo, ti darò tante botte che morirai”.
All’imputato viene contestata anche la violenza sessuale: secondo l’accusa, dopo aver colpito la moglie allo stomaco, presa per il collo e spinta sul letto, l’avrebbe costretta con la forza a subire rapporti sessuali completi.
Il 33enne, difeso dagli avvocati Marco Marcucci e Matteo Moriggi, è stato rinviato a giudizio con rito immediato su richiesta del pubblico ministero Flavio Serracchiani. Il processo si è aperto il primo dicembre davanti al collegio dei giudici e proseguirà a gennaio. La vittima, rappresentata dall’avvocata Dominga Martines, sarà ascoltata nel corso del dibattimento.