ANNO 16 n° 275
Boss mafioso iscritto all'universitą prende 30 e lode all'esame di inglese

VITERBO – Ha sostenuto l’esame d’inglese dal carcere di Opera di Milano, collegato in video conferenza con la facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia, alla quale si era iscritto mentre era detenuto a Viterbo, in regime di 41 bis. E ha ottenuto 30 e lode. Lo studente universitario ''modello'', che ha già superato brillantemente 17 esami, è Cristoforo Cannella detto ''Fifetto'', 51 anni, condannato a 30 anni di reclusione per il sequestro e l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del boss mafioso Santino, il cui corpo fu sciolto nell’acido muriatico.

A Cannella, secondo quanto si è appreso, mancano 4-5 esami per conseguire la laurea triennale in Scienze politiche e ha già annunciato che proseguirà a studiare per conseguire anche la specialistica. Il suo status non gli consente di recarsi, nemmeno sotto scorta, a sostenere gli esami nell’ateneo né di incontrare la commissione in carcere. Pertanto anche i prossimi esami li sosterrà in videoconferenza con l’Università della Tuscia.

Giuseppe Di Matteo fu sequestrato il 23 novembre del 1993 e ucciso a gennaio del 1996. Nel commando mafioso che lo rapì c’era appunto “Fifetto”, travestito da poliziotto come i suoi complici. Il gruppo, come ha confessato Gaspare Spatuzza dopo essersi pentito, entrò con due auto rubate nel maneggio di Altfonte dove la vittima si trovava e lo prelevò con la scusa di portarlo a trovare il padre, che viveva sotto protezione.

Il bambino fu fatto salire su una delle auto, accanto allo stesso Spatuzza e Salvatore Grigoli, killer di padre Puglisi. Il boss Cristoforo Cannella era alla guida. I mafiosi Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone erano sul’altra auto.

I rapitori arrivarono a Misilmeri dove Di Matteo venne caricato su un Fiorino. Un disguido nella consegna della vittima ai carcerieri costrinse Spatuzza e gli altri ad arrivare a Lascari. A dare indicazioni su luogo preciso in cui lasciare il piccolo, per strada, fu il capomafia Benedetto Capizzi. Arrivati ad un magazzino di Lascari, il bambino fu legato e lasciato nel Fiorino, parcheggiato nell'immobile. La vittima rimase lì in attesa dei carcerieri.

Spatuzza non vide più Giuseppe Di Matteo. Solo anni dopo, nel 1995, il boss Giovanni Brusca gli fece capire che era ancora vivo. 'Mi disse - ha raccontato - che avevamo ancora 'la carta' nelle mani'. Ma a gennaio del 1996 il figlio del pentito fu strangolato e sciolto nell'acido.




Facebook Twitter Rss