

VITERBO - E’ entrato nel vivo, a Napoli, il processo per riciclaggio, nel quale è imputato anche Vittorio Pisani, ex capo della squadra mobile del capoluogo campano, accusato di favoreggiamento, rivelazione di segreto d’ufficio e falso, per aver fatto liberare l'allora capoclan della camorra Salvatore Lo Russo, fermato dalla polizia a Viterbo mentre aveva con sé 200mila euro, con i quali si stava recando a Sanremo per giocare al casinò.
Secondo il pubblico ministero, Pisani contattò l'allora capo della squadra mobile di Viterbo Salvatore Gava, chiedendogli di lasciare andare Lo Russo in quanto stava indagando su di lui e sostenendo che un eventuale fermo avrebbe compromesso le indagini.
Secondo il magistrato, però che, non sarebbe stato vero che la polizia napoletana stesse indagando su Lo Russo. Stando alla ricostruzione del pubblico ministero, l'intervento di Pisani sulla squadra mobile viterbese fu arbitrario e motivato esclusivamente dalla volontà di aiutare un suo informatore ancorché capo di un clan della camorra.
Il boss Lo Russo, secondo quanto è emerso nel processo, fu fermato dalla polizia vicino a Viterbo mentre, a bordo di un'auto di lusso, si stava dirigendo al nord. Durante un controllo venne trovato in possesso di 200mila euro in contanti e dichiarò all'allora capo della mobile Gava che si stava recando a Sanremo per giocare al casinò. Lo Russo, mentre erano in corso accertamenti su di lui, riuscì a contattare telefonicamente Pisani a Napoli chiedendogli di aiutarlo. Qust'ultimo, subito dopo, chiamò Gava chiedendogli, e ottenendo, che il boss fosse lasciato andare.
La vicenda di Viterbo è emersa dall'esame del pm Barbara Sargenti che, dal 2005 al 2010, fu in servizio alla Dda di Napoli e coordinò una delle due indagini sul clan Lo Russo, quella delegata alla squadra mobile. Sargenti ha riferito di non essere a conoscenza dell’episodio avvenuto a Viterbo. Tuttavia h spiegato che in procura era noto che Lo Russo fosse un informatore di Pisani.