

di Domenico Savino
E’ ancora tanta la delusione dopo la sconfitta dell’Italia in finale contro la Spagna. Delusione che è doppia quando a perdere è un amico, un ragazzo semplice che piange e non si dà pace per quello che sta accadendo. Le lacrime di Leonardo Bonucci sono ancora negli occhi degli amici che lo hanno seguito, che lo hanno conosciuto da bambino e ne hanno accompagnato la crescita fino all’olimpo del calcio. Allenatori soprattutto, ma anche sacerdoti perché Leonardo è cresciuto nella parrocchia del quartiere Pianoscarano. Tutti gli interlocutori hanno sottolineato la semplicità di Bonucci, la sua dedizione al lavoro, il carattere forte che lo contraddistingue e l’educazione che la famiglia gli ha trasmesso.
E’ Don Alfredo, il parroco, che ne tratteggia il carattere: ‹‹Già da bambino era determinato, sapeva quello che voleva. Io quest’anno ho seguito il campionato della Juventus con la sua famiglia e in parrocchia preghiamo e facciamo i tifo per lui. Spesso lo porto come esempio da seguire. Ricordo quando con i suoi amici giocava a biliardo, quando partecipava alle attività del’oratorio. Era sempre molto attivo: cattolico nella norma, frequentava il catechismo, ma non ha fatto il chierichetto. Ricordo con affetto quando si vestiva da paggetto in occasione della processione del Corpus Domini. L’ho anche sposato: purtroppo ieri è arrivata la sconfitta, ma nello sport ci può stare. Ciò che gli auguro è di continuare su questa strada perché sarà sempre più bravo››.
Tutti serbano un ottimo ricordo di Leonardo, soprattutto i suoi allenatori. Da ragazzino ha fatto la trafila nelle giovanili del Pianoscarano (la squadra del suo quartiere) e nella Viterbese. Chi lo ha seguito di più è Andrea Pedica, che nel 1998 allenò Leonardo nei Giovanissimi sperimentali gialloblù: ‹‹Leonardo era il capitano della mia squadra. Aveva doti importanti che poi gli hanno consentito di arrivare in serie A – dice il tecnico che lo ha svezzato. Da ragazzo era un trascinatore e un leader. Era portato per gli allenamenti e aveva una grande dedizione al lavoro che tutt’ora ha mantenuto. Posso dire che quelle lacrime di domenica sera sono vere e le ha versate perchè si sente colpevole, responsabile. Da questo punto di vista ancora non è cresciuto come gli altri campioni, ma fa parte del suo carattere, non ci sta a perdere››.
La stoffa si vedeva già dai primi calci al pallone: ‹‹E’ vero – ammette Pedica – l'ho allenato per due anni e per le doti tecniche che aveva lo facevo giocare più a centrocampo che in difesa; ha un buon calcio e nelle due stagioni fece una media di 25 gol a campionato. Ha fatto la spola con gli allievi nazionali e si è comportato bene anche con i compagni più grandi. Con lui e con la sua famiglia ho un buon rapporto, è un ragazzo sano che ha avuto un’ottima educazione e la famiglia lo segue con le giuste attenzioni››.
Pedica ha almeno tre aneddoti da raccontare su Leonardo: ‹‹Ricordo i tornei che vincevamo oppure i campionati di vertice che abbiamo condotto e lui era sempre protagonista soprattutto quando incontravamo la Ternana, che allora aveva un buon settore giovanile. Oppure una vittoria a Roma contro la Lazio del tecnico Fabbro: a Viterbo finì 2-2 la partita d’andata, poi al ritorno una doppietta di Leonardo ci fece vincere 3-1. E un altro successo che salvò la mia panchina e cambio la nostra stagione: una vittoria contro la Fortitudo Nepi per 2-1 in rimonta e Leonardo fece altri due gol. Sono lusingato di averlo potuto allenare››.
Pianoscarano è il fulcro da cui è partita la carriera di Bonucci; Massimo Baggiani, l’attuale direttore tecnico della società, abita a 50 metri da casa dei suoi genitori: ‹‹Leonardo ha mosso i primi passi nel Pianoscarano, io l'ho avuto quando allenavo nel settore giovanile della Viterbese e già da allora avevo notato che era diverso dagli altri; il carattere deciso che mostrava da ragazzino gli è rimasto. Ha dei valori importanti, un’ottima famiglia e una valida educazione. Ricordo che quando allenavo gli allievi nazionali spesso lo chiamavo e lo facevo giocare con compagni che erano un anno più grandi di lui, ma la differenza non si vedeva. Lo portai con me in una trasferta a Livorno e pareggiammo 1-1. Leonardo fu il migliore in campo››.