


VITERBO - Un attentato dinamitardo che ha distrutto l’androne di un palazzo Ater a Roma, nel quartiere Primavalle, sarebbe stato autorizzato direttamente dal carcere di Viterbo. È quanto emerge dagli atti dell’indagine condotta dalla procura di Roma e dalla procura dei minorenni, che ha portato all’esecuzione di undici misure cautelari nei confronti di sei maggiorenni e cinque minorenni, tutti italiani e residenti nella Capitale.
Secondo gli inquirenti, il “via libera” all’attentato del 30 giugno scorso sarebbe arrivato da un detenuto recluso nel reparto di alta sicurezza della casa circondariale di Viterbo. L’esplosione provocò il crollo dell’androne condominiale di una palazzina, generando grande panico tra i residenti.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di reati gravissimi: tortura, sequestro di persona, tentata estorsione, porto abusivo di esplosivo e danneggiamento aggravato. Le indagini hanno messo in luce la pericolosità di un gruppo criminale attivo tra il cosiddetto “Bronx di Torrevecchia” e il quartiere Primavalle.
Gli investigatori hanno ricostruito una serie di episodi di estrema violenza legati a debiti di droga e questioni di gelosia. Le vittime venivano prelevate con la forza dalle abitazioni e condotte in un garage nel quartiere Massimina, dove restavano legate per ore, con gli occhi bendati, subendo violenze fisiche e psicologiche. Tra i metodi di tortura documentati figurano l’uso di acqua bollente e colpi inferti con oggetti contundenti, oltre a pesanti minacce per costringere le vittime a pagare ingenti somme di denaro.
L’attività investigativa dei carabinieri, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, è partita nel mese di marzo con l’arresto di un giovane per droga. Da lì sono emersi gravi indizi relativi ad almeno due episodi di tortura, lesioni e sequestro di persona avvenuti a gennaio. Gli accertamenti hanno poi consentito di individuare il presunto mandante detenuto a Viterbo e gli esecutori materiali dell’attentato esplosivo in via Guido Calcagnini.
Nella giornata di ieri, martedì 9 dicembre, i carabinieri hanno eseguito i due provvedimenti cautelari emessi dai gip del tribunale di Roma e del tribunale per i minorenni: i sei maggiorenni sono stati trasferiti in carcere, mentre tra i cinque minorenni due sono stati collocati in istituto penale e tre in comunità. Un’operazione che ha fatto emergere uno scenario inquietante fatto di violenze brutali e criminalità organizzata anche con il coinvolgimento di giovanissimi.