

VITERBO - Il primo incontro nel carcere romano di Rebibbia porta la data del 19 febbraio scorso. Poi la pandemia e il lockdown hanno costretto ad uno stop.
Riprende così, a distanza di quattro mesi esatti, la perizia psichiatrica a carico di Sing Khajan, il 35enne indiano accusato di aver massacrato il compagno di cella Giovanni Delfino a colpi di sgabello il 29 marzo del 2019. Sing è stato visitato ieri mattina dal dottor Giovan Battista Traverso nell'infermeria del tribunale di Viterbo: spetterà al professore, nominato dal tribunale, accertare se sia capace di intendere e di volere e se sia affetto da qualche disturbo psichiatrico. Ma soprattutto se sia un soggetto socialmente pericoloso. Per le conclusioni bisognerà aspettare l'udienza del prossimo 27 ottobre.
Sing Khajan, difeso dall'avvocato Antonio Maria Carlevaro, il 29 marzo dell'anno scorso avrebbe aggredito il 62enne romano con uno sgabello per un accendino negato: altri detenuti, già ascoltati in aula dalla Corte d'Assise, lo avrebbero sentito gridare prima di tre colpi sordi a cui sarebbe seguito un interminabile silenzio all'interno della cella numero 11 del carcere di Mammagialla. ''L'ho ammazzato'' avrebbe poi urlato il 35enne. Che non sarebbe stato affatto nuovo ad episodi di violenza: a San Valentino del 2018 finì in carcere di Civitavecchia per aver tentato di uccidere il convivente e, lì, avrebbe aggredito il compagno di cella e un agente di polizia penitenziaria.
Per questo, già monitorato da psichiatri e medici, avrebbe dovuto stare da solo in cella. Per non essere pericoloso per sé e per gli altri.
''Sing è affetto da un disturbo della personalità di tipo borderline, che gli fa perdere il controllo per futili motivi - ha sottolineato l’avvocato Carmelo Antonio Pirrone, legale della famiglia Delfino - per questo non ci spieghiamo come sia stato possibile che sia finito in cella con un’altra persona. Per giunta di gran lunga più grande di lui''.
''Non è in Sing che dobbiamo andare a cercare il responsabile di questa morte. E anche i famigliari di Delfino lo sanno. Ma in chi non ha vigilato a dovere e non ha tutelato la vita altrui'' .