ANNO 16 n° 275
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“Bisogna abbassare la testa solo per guardarsi le scarpe”
In piazza per il DDL Zan e per far fermare la cultura dell’odio e della discriminazione: “non bisogna essere tolleranti con chi è intollerante”

VITERBO – E’ avvenuta ieri in piazza della Repubblica a Viterbo la manifestazione “Legge Zan e molto di più, non un passo indietro”. Sono state fondamentali le varie testimonianze per capire l’imminente necessità del decreto.

In questi giorni il DDL Zan è sulla bocca di tutti e la popolazione si divide in due fazioni nette: si oppure no. Non sorprende che ci siano persone contrarie ad un decreto ed è normale in una democrazia, ma quello che stupisce (e spaventa) riguarda che chi è contrario mette in atto una propaganda di ostruzione non solo per il mero gusto di bloccare la libertà altrui, ma anche perché non conosce e non comprende che cosa ci sia scritto nel DDL Zan e si affida al pericoloso sentito dire.

Il punto centrale è la libertà di espressione: chi è contrario sostiene che il decreto possa bloccare la sua libertà, mentre chi è a favore ribadisce che la comunità LGBTQ+ è stanca di sentirti continuamente oggetto di becero scherno e attaccata dalle varie forme di violenza. Il decreto, nello specifico, estende quei passaggi del codice penale che già puniscono discriminazioni e violenze su base razziale, etnica o religiosa. Verranno aggiunte, se il decreto passa, le discriminazioni fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e basate sulla disabilità. La libertà che viene limitata, quindi, è quella di insultare e aggredire una persona per il proprio orientamento sessuale, identità di genere e per le sue condizioni fisiche.

In un posto utopico non sarebbe necessario avanzare questi decreti, ma viviamo in un mondo dove vi è la cultura dell’odio in quanto si insegna alla vittima come difendersi e non all’aggressore come rispettare il prossimo; i continui centri antiviolenza che stanno aprendo in tutte le città italiane ne sono un esempio lampante. E’ giusto continuare a diffondere e difendere la cultura del rispetto per arrestare la violenza e il DDL Zan è un arma vera e propria, a favore della tutela di quelle minoranze che hanno subito discriminazione.

Nel corso degli anni si sono fatti passi importanti per la tutela del rispetto, ma non sono sufficienti e tanti altri se ne devono e dovranno fare ancora. Basti pensare che circa 90 anni fa, nel 1933 per la precisione, gli omosessuali venivano deportati nei campi di concentramento e che fino al secolo scorso l’omosessualità veniva considerata una malattia: “nel 17 maggio del 1990 – spiega una ragazza durante la manifestazione - l’Organizzazione Mondiale della Salute ha deciso di togliere l’omosessualità dai manuali dedicati alle malattie. Quindi perché continuare a considerare l’omosessualità un fenomeno innaturale? Inoltre non serve appartenere a questa comunità per sostenerla, bisogna diffondere l’amore e il rispetto reciproco.”

Adesso la battaglia per il diritto di essere sé stessi non è ancora finita; “Il DDL Zan non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio – dichiara l’associazione Casa delle Donne di Viterbo - vogliamo che chi discrimina o propaganda idee per motivi razziali, religiosi, basati sul sesso, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità sia punito negli ultimi anni c’è stato un aumento del 30 % sulle persone omosessuali, bisessuali o transessuali. Non bisogna avere tolleranza con chi è intollerante. La normalità non esiste, la famiglia tradizionale non esiste e basterebbe leggere qualche testo di storia o di antropologia per rendersene conto e se per “tradizionale” si intende quella famiglia in cui avvengono la maggior parte delle violenze contro le donne è meglio che non ci sia.”

Non basta soltanto aprire un libro per capire l’assurda teoria della famiglia tradizionale, ma è necessario guardarsi intorno: ogni famiglia è un mondo a se stante dove si affrontano problemi e situazioni di mille sfumature. La famiglia felice e contenta dove tutto fila liscio come l’olio è un’invenzione letteraria e cinematografica.

Molti sono stati gli interventi della manifestazione e tutti hanno un punto in comune: il rispetto e la libertà di essere se stessi. Sono state proposte anche delle iniziative “i luoghi del sapere devono essere un baluardo di inclusività garantendo la carriera Alias (n.d.r. la carriera Alias è un percorso che si attua all’interno delle scuole volto ad aiutare tutti quegli studenti e quelle studentesse che hanno deciso di intraprendere il percorso di cambio di genere) ognuno ha il diritto di scegliere chi vuole essere – spiega un ragazzo – Attraverso seminari e incontri si possono informare le studentesse e studenti sul sesso, identità di genere e affettività affinché tutti e tutte possono essere in grado di riconoscere e agire contro le discriminazioni di ogni tipo.”

Inserire queste attività nelle scuole aiuterebbero i ragazzi sia al rispetto reciproco, ma anche al rispetto di sé stessi in quanto avrebbero la possibilità di conoscersi meglio. Un’educazione affettiva, in aggiunta, permetterebbe di capire immediatamente quando una relazione, sentimentale o altro, si rivela tossica e dannosa.

Durante l’evento alcune persone hanno avuto il coraggio di raccontare la propria esperienza davanti agli spettatori, affrontando e riaprendo quelle ferite passate per sottolineare l’importanza di decreti come il DDL Zan in quanto la violenza e il bullismo è un’esperienza che lascia una ferita non facile da chiudere nell’animo delle persone. Sono state estremamente toccanti le parole della Divina che, su un meraviglioso tacco a spillo 12, ha rivelato al pubblico le aggressioni, di natura fisica, verbale e psicologica, che ha subito a causa della sua identità. Nonostante la gravità delle vicende che raccontava lei brillava, ma non era la corona che portava sulla testa a darle luce, erano i suoi occhi: “ho sempre amato i tacchi e ho cominciato a indossarli a nove anni – spiega la Divina – mia madre è stata l’unica persona nella famiglia che mi ha sempre supportato e mi ha detto di abbassare la testa solo per guardarmi le scarpe.”

Con queste semplici parole la Divina ha racchiuso il concetto alla base del DDL Zan: bisogna abbassare la testa solo per guardarsi le scarpe e non per paura di essere se stessi.

 

Alla manifestazione erano presenti anche le forze di polizia locale per monitorare la situazione e garantire la sicurezza dei cittadini e il rispetto delle norme anticontagio.

Le associazioni che hanno partecipato alla manifestazione: Unipride, L’altro circolo, Kyanos, Casa delle donne di Viterbo Parva, Erinna, Arci Viterbo, Rete degli studenti Medi di Viterbo, Prometheus, Aucs, Ases, Universo Giovani, Univercity Viterbo, Casa dei Diritti Sociali della Tuscia




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