

VITERBO - Spreco alimentare: un fenomeno su cui genitori e figli – le istituzioni famigliari e i nuclei affettivi in generale – hanno un sostenuto margine d’azione, che traducono spesso in pratiche, mai sorpassate, da galateo dei pasti condivisi. Invogliare all’alimentazione varia è un atto d’amore che ha radici nel vivere intenso, più che nel regolare coesistere in famiglia.

Fa il buono e il cattivo tempo, nello spot del nuovo ragù alla Mutti vegetale, il papà presentato come rigido e impositivo con un bambino fuggitivo al momento di mangiare: mentre il piccolo è contrariato alla sola idea di provare verdure (o comunque cibi estranei al registro delle sue esperienze), il suo genitore lo redarguisce, ricordandogli che tutto ciò che è sul piatto va prima assaggiato.
Interessante e piuttosto atipico per una formula pubblicitaria attuale è il supporto solo gestuale della compagna dell’uomo, la mamma del bambino: è un esempio distaccato da altre linee promozionali, in cui la prevalenza di un genitore unico è stata sradicata, ovviamente a favore della cooperazione e di una matura alleanza tra i generi. La comunicazione della mamma vale sì quanto quella del babbo, ma forse la chiave di significato dello spot è completamente agli antipodi: non appare in penombra il ruolo della donna, quanto ogni altro elemento che non sia filtrato dal punto di vista del bimbo. Forse è proprio il piccolo a percepire suo padre come una figura abbastanza compassata, a differenza di quella materna, notoriamente accogliente per istinto.
Il papà, nonostante ogni riflettore punti su di lui caratteristiche da antagonista, è invece comprensivo e discreto nei toni: il suo mantra – “Prima di dire non mi piace, assaggia!” – è un pretesto per ripercorrere alcune scene di vita quotidiana, in cui suo figlio viene addirittura invitato a servirsi la mostarda a un cenone.
Il tempo passa, il bambino è ormai un adolescente spigliato. Il ragazzo sta preparando le tagliatelle per la famiglia, una tradizione tutta tricolore e che profuma di casa. L’idillio è ancora interrotto dal criticismo del papà, che legge sul barattolo Mutti la dicitura “100% vegetale”: è lì che il giovane rispolvera il leitmotiv, certamente educativo, che ha accompagnato la sua relazione con il cibo sconosciuto, rivolgendolo al padre con ironia.
Il payoff che lancia il prodotto è una domanda aperta: “Pronti a cambiare idea?”, dedicata a quei papà, quelle mamme e quei ragazzi che, pur amandosi in ogni discrepanza, sono scettici di fronte al cambiamento, che esso influenzi le concezioni o i gusti alimentari. Il papà, seduto a tavola ad annuire al giovanotto, non tralascia la sua autorevolezza né il suo fare rassicurante, ma restaura una complicità e una fiducia senza confini che solo una nuova proposta culinaria, davanti a una tavola imbandita, può regalare a ogni suo ospite.
La conclusione sembra essere questa: si è sempre in dovere di correggere i vizi, ma non si è mai tanto grandi da non poter riscoprire la vita, soprattutto negli occhi del nuovo che avanza. Largo alla gioia di ricredersi e imparare!