ANNO 16 n° 271
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''Belcolle, sporcizia fuori dal pronto soccorso e disattenzione verso i codici verdi''
La denuncia di Marilena Ciricillo: ''Nessuno č passato a pulire. Se non si č stati ancora visitati, come si fa a stabilire il codice?''

VITERBO - All’ospedale di Belcolle alcune macchie di sporco sul pavimento all’esterno del pronto soccorso e la gestione delle urgenze mediche  hanno mosso una donna a segnalare la situazione.

Marilina Ciricillo, arrivata presso la struttura sanitaria a causa di un problema di salute di sua figlia, ha notato delle chiazze incrostate sotto alcune sedute. Lo scenario riportato dalla donna è questo: “Ho dovuto accompagnare mia figlia che non si sentiva bene, quindi sono rimasta dalle 8,30 circa della mattina alle 3.

C’erano molti codici rossi: essendoci poco personale, chi è secondo loro in codice verde deve attendere. Non si sa se un giovane arrivato in ospedale possa avere qualcosa di importante o meno: partono dal presupposto che è giovane, quindi siamo rimaste parecchie ore, all’incirca sei e mezza”.

Ciricillo segnala anche altri disagi: “Di fronte a dove si entrava prima per andare al pronto soccorso c’è la polizia, c’è la sorveglianza e questo va molto bene. Di sopra, però, c’è una tettoia di plastica, in cui d’estate si muore di caldo, ma questo sarebbe il minimo: per terra è tutto sporco, dove ci sono le sedute è nero. Si capisce molto bene che non è nero del giorno precedente.

Dalle 8,30 alle 15, inoltre, non è mai passato nessuno a fare delle piccole pulizie”. Ricordando un’esperienza vissuta di recente in Emilia-Romagna, la donna ha dichiarato che le pulizie erano regolarmente effettuate, per poi alludere all’impossibilità di accomodarsi sulle sedute di Belcolle perché poste in una zona sporca.

“All’interno – ha denunciato la Ciricillo – era un po’ più pulito, ci si poteva stare, ma a 20-30 persone è toccato aspettare di fuori, non essendoci molti a dare informazioni. Non si sa quando la persona uscirà o comunque verrà visitata, quindi si deve per forza aspettare fuori”. La zona esterna, che è comunque parte del pronto soccorso, “è veramente sporca. Se qualcuno lascia una bottiglia lì di mattina, la ritrova di sera. Mettiamo comunque in conto che le persone dovrebbero essere più civili e pulite, questo dovrebbe essere il presupposto migliore. Non c’è però nessuno che gestisce: quelle macchie sono nere, sembra un po’ il pavimento del negozio di un meccanico”.

La Ciricillo considera inoltre una problematica nazionale quella che spinge a sottovalutare i codici verdi, ma “mia figlia è arrivata con una certa problematica e solo per il fatto che è giovane ci è stato risposto più volte e in malo modo che il personale stava salvando vite e che c’erano codici rossi.

Non si può parlare nessuno se non con la guardia, che non è né un medico né un infermiere, quindi di questioni mediche con si occupa: io ho detto che è vero che ci sono anche codici rossi, ma chi è in codice verde non può aspettare 8 ore ed essere messo in coda. Se una persona non è stata visitata, come si fa a stabilire se è in codice rosso o verde? Come si fa a valutarlo senza ecografia? Io pensavo di prendere mia figlia e portarla a Roma, dove la situazione non è migliore e i codici rossi passano comunque avanti”.

Secondo la Cirillo “stare sempre zitti non significa risolvere i problemi”: per ovviare ai disguidi di ordine pratico e strutturale che interessano gli ospedali, è opportuno raccogliere risorse economiche e scegliere di apportare miglioramenti concreti. 




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