

VITERBO - Mentre in Regione si decide sul futuro della coricoltura attraverso tavoli tecnici di concertazione tra produttori e associazioni di categoria (si è deciso per il ricorso in deroga allo stato di calamità naturale) per difendere la produzione dagli attacchi della cimice, marciume bruno e cascola, che in questa annata hanno causato danni alle produzioni per oltre 160 milioni di euro, gli agricoltori locali devono fare i conti anche con i contestatori seriali che vedono nella coricoltura un danno per il territorio.
Fernando Monfeli, presidente di Asta - associazione spontanea per la tutela degli agricoltori - ha deciso di mettere un freno alle critiche che in questi giorni stanno rimbalzando sui social, provocando malumori: 'Troppe e fuori controllo - ha detto -. La gente deve capire che senza di noi questo territorio è destinato ad impoverirsi'.
'Per questo è importante - ha sottolineato - ricordare chi siamo e dove viviamo. Siamo abitanti di un territorio a prevalente vocazione agricola, uno dei primi in Italia con 170 addetti in agricoltura ogni 1000 abitanti; non abbiamo industrie degne di nota, non abbiamo poli commerciali, non siamo meta turistica che possa definirsi apprezzabile; in sostanza gran parte dell’economia e il conseguente tessuto sociale si reggono sull’agricoltura ed è per questo che risulta incomprensibile tanto odio. Ho letto frasi irripetibili, ascoltato discorsi ideologici, assistito a interpretazioni teoriche irrazionali e contraddittorie, ho percepito livore violento. Non pretendo di far cambiare idea a chi si ostina su posizioni meramente ideologiche ma credo che sia necessario fare chiarezza nella speranza che chi ha la capacità di intendere intenda'.
Secondo Monfeli, i produttori di nocciole, oggi sono 'gli ultimi baluardi alla salute del territorio'. 'Senza di noi - dice - i terreni coltivati da millenni sarebbero abbandonati e lasciati all’incuria e alle opache speculazioni di chi, a differenza nostra, preferisce consumare territorio. Noi produttori facciamo fruttare la terra, la miglioriamo, creiamo indotto con gli altri comparti e ostacoliamo l’avanzare di discariche, FER e scorie nucleari. I terreni coltivati sono un argine agli incendi, grande fonte di ossigeno e consumatori di anidrite carbonica. Noi produttori di nocciole crediamo nella Tuscia e di conseguenza investiamo nel suo sviluppo a differenza di chi attratto da diverse opportunità ha venduto i propri appezzamenti di terreno a noi agricoltori'.
Due, in particolare, secondo Monfeli, i temi caldi della contestazione: la sottrazione di biodiversità e il consumo di acqua. 'La monocultura - ha specificato - non è una pratica che appartiene al nostro territorio, basta fare una tara con boschi, valli, macchie mediterranee, uliveti, pascoli, vigne e campi seminativi, per escludere la cultura intensiva. Per quanto riguarda l'acqua - conclude - è bene ricordare che i noccioleti si irrigano esclusivamente in estate e solo se è necessario. Quest'anno, ad esempio, abbiamo irrigato solo per 40 giorni dato che sia maggio che agosto sono stati abbondantemente piovosi. Se manca l'acqua è anche colpa dello stato delle condotte idriche pubbliche e della qualità del servizio'