ANNO 16 n° 274
''Basta con l'invasione cinese a Tarquinia''
Pasqua (La Destra): chi tutela la nostra italianitą?

VITERBO - Riceviamo e pubblichiamo:

''Succede a Tarquinia. Non bastava la crisi causata da generazioni di amministratori locali e nazionali incompetenti ed incapaci a volerne parlare bene, ladri e corrotti negli altri casi. Adesso ci si mette anche la concorrenza straniera.Cinese in particolare. E nella Tuscia, mentre le aziende,  gli esercizi commerciali, creati anni fa e gestiti da Italiani per generazioni, nell’80% dei casi è vicina al fallimento a causa di carichi fiscali e di costo del lavoro troppo onerosi e complicati, (dati forniti da Federlazio), assistiamo di contro alla vertiginosa ascesa di imprese cinesi sul nostro territorio nazionale. Oggi in particolare a Tarquinia.

Dopo l’apertura dei negozietti di abbigliamento, mercerie per la casa eccetera con i quali abbiamo imparato a convivere, veniamo a sapere che  a Tarquinia grandi aziende italiane, affittano rami d’azienda e relativi capannoni a cittadini cinesi.

Nulla di illegale a quanto ci risulta al momento, ma di eticamente censurabile decisamente sì. E di motivi ce ne sono a iosa.

Troppo spesso i centri gestiti da cinesi in Italia si riempiono di prodotti cinesi appunto creati da lavoratori tenuti in uno stato che per i nostri valori è da considerare di schiavitù. I prodotti che da noi arrivano con marchi Cee contraffatti sono tossici e/o cancerogeni e quindi nel caso dei giocattoli ad esempio, pericolosi per la salute dei nostri bambini,  come tante volte dimostrato dai carabinieri del Nas.

La ricaduta occupazionale non coinvolge mai se non in senso negativo i nostri concittadini. Cioè i cinesi assumono cinesi e i lavoratori italiani del negozio di fronte vengono licenziati per fine attività. I proventi dei nuovi esercizi sono dirottati in gran parte all’estero e non vanno certo a migliorare la vita di povere famiglie.

Le ristrutturazioni ed i lavori edili necessari vengono fatti da lavoratori cinesi non in regola, come scoperto dalla finanza pochi giorni fa proprio a Tarquinia che pare dormano proprio nel cantiere dove lavorano. E non finisce qui. Quanto avviene sotto i nostri occhi a Tarquinia è lo specchio di quanto già avvenuto in nord Italia. L’occupazione di spazi commerciali è solo  parte di un più ampio disegno di colonizzazione demografica dei nostri territori. Stiamo assistendo all’escalation. Dai giocattoli venduti nelle stazioni e sulle spiagge, alle bancarelle sul marciapiede che magari oscurano la vetrina del retrostante regolare negozio Italiano, al grande centro commerciale. Quanto manca alla realizzazione delle prime fabbriche con dentro a lavorare gli schiavi? Magari minorenni? O forse già ci sono? Le prostitute nei centri benessere? Quegli scantinati fumosi con le luci accese di notte? Le tessitorie clandestine dove inalare coloranti tossici è l’ultimo dei problemi? Ed i dormitori per la bassa manovalanza sottoterra con una turca per 40 persone ed un materasso da usare in 4 a turno quando non si lavora? Non si sono già viste queste cose in Italia? È a questo che vogliamo arrivare anche a Tarquinia? Ed anche volendo sorvolare sul patriottismo di quegli Italiani che speculano sulla penetrazione cinese, ci chiediamo: inostri amministratori locali che fanno? Il sindaco è a conoscenza della situazione? L’approva? Se è vero che la verifica sulla liceità di queste operazioni spetta alla magistratura è altrettanto vero che la tutela del nostro lavoro, commercio, dei nostri concittadini, delle nostre famiglie, dei nostri valori e della nostra italianità spetta in primo luogo ai rappresentanti eletti dal popolo e chi oggi a Tarquinia  non ci tutela a mio modesto parere non è degno di rappresentarci''.

Pierpaolo Pasqua, La Destra Viterbo




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