


VITERBO – Una conoscenza nata sui social e trasformata in un incubo fatto di ricatti, minacce e paura. È quanto ha raccontato mercoledì in aula, davanti al giudice Jacopo Rocchi, un barbiere 34enne della provincia, vittima di un’estorsione avvenuta nell’estate del 2021.
Tutto sarebbe iniziato il 16 luglio, quando l’uomo ha accettato su Facebook la richiesta di amicizia di una donna che non conosceva. Dopo i primi messaggi in chat, i due avrebbero iniziato a sentirsi anche in videochiamata. “All’inizio non c’era nulla di strano”, ha spiegato il giovane imprenditore nel corso dell’udienza.
Dopo qualche giorno, però, la situazione sarebbe precipitata. La donna gli avrebbe inviato un fotomontaggio in cui il volto del 34enne era stato sovrapposto a un corpo maschile completamente nudo. A quel punto sarebbero partite le minacce: “Mi disse che se non le avessi dato 300 euro avrebbe fatto girare quell’immagine – ha raccontato – e che l’avrebbe inviata a familiari e conoscenti”.
Una minaccia che, almeno in parte, sarebbe stata messa in atto. L’immagine sarebbe infatti arrivata anche alla madre dell’uomo, contattata tramite Messenger dopo essere stata individuata su Facebook come familiare. Preso dal panico e temendo le conseguenze personali e professionali, il barbiere decise di cedere al ricatto, inviando circa 200 euro tramite una Postepay.
Solo successivamente, superato lo choc iniziale, il 34enne si è rivolto alle forze dell’ordine per sporgere denuncia. Nel frattempo, però, il profilo social della presunta ricattatrice era scomparso dalla rete.
In aula ha testimoniato anche la madre della vittima, una parrucchiera 60enne, che ha fornito ulteriori dettagli inquietanti. “Stavo lavorando quando mi arrivarono due immagini su Messenger – ha raccontato – nelle quali mio figlio era ritratto a letto, apparentemente nudo. Era lui in viso, perché riconobbi anche le lenzuola. Subito dopo arrivò un messaggio sconvolgente, in cui veniva accusato di essere un pedofilo e di aver infastidito una bambina di 8 anni. Anche a me chiesero dei soldi per non far circolare le foto”.
Un racconto che ha riportato in aula tutta la drammaticità di una vicenda che mette ancora una volta in luce i pericoli del ricatto online e l’impatto devastante che può avere sulla vita delle vittime.