


VITERBO - La pronuncia del Tar sarebbe arrivata solo venerdì. Giorno in cui gli uffici comunali hanno avviato le procedure per garantire il servizio. ''Troppo poco'' per rassicurare i lavoratori impegnati nell'assistenza scolastica dei ragazzi disabili che ieri hanno protestato sotto gli uffici dell'assessorato ai servizi sociali in un sit-in organizzato dall'Usb.

''Non è necessario creare allarmismi - ha commentato l'assessore Antonella Sberna - Abbiamo ricevuto venerdì la pronuncia del Tar a seguito della quale gli uffici si sono attivati per cui il servizio partirà a brevissimo''.
L'avvio dell'anno scolastico, infatti, non ha coinciso con l'avvio anche del servizio. Servizio garantito, fino a giugno scorso dalla cooperativa Gea. Il problema è nato dal fatto che a giugno il Comune ha pubblicato il bando per il nuovo appalto, bando chiuso a luglio. Nel frattempo è stato tirato in ballo il Tar.
Sulla questione l'Usb fa notare che il sindaco Arena ''dichiara a mezzo stampa che garantirà l'assistenza scolastica a bambini e ragazzi con disabilità grazie ad una terza cooperativa, che non è né quella uscente, che ha gestito il servizio fino ad ora, né la prima in graduatoria nel bando di appalto.
Cooperativa, al momento fantasma - continua l'Usb - non riportata sui documenti ufficiali dell'amministrazione, scelta non si sa bene con quale criterio e se con il personale formato e preparato per questo incarico. Nonostante la legge e il Contratto nazionale lo preveda, infatti, nessuno dei lavoratori fino ad ora in forze, è stato contattato''.
L'Usb sottolinea che ''in base alla clausola di salvaguardia, tutti i lavoratori devono essere riassunti, se il Comune non è in grado di garantirlo nel rispetto della normativa, internalizzi il servizio, assumendo direttamente gli educatori. Non saranno i lavoratori a pagare le inefficienze dell'amministrazione perdendo diritti e salario''.
E i lavoratori ieri mattina si sono fatti sentire.

''Chiediamo il giusto riconoscimento del nostro lavoro - hanno detto - siamo delle figure altamente professionalizzate. Alcune di noi svolgono questo lavoro da vent'anni. Non è possibile che ci troviamo a subire contratti di lavoro che vanno da ottobre, quando va bene, sino a giugno, con compensi che arrivano talvolta a malapena a 800 euro. Siamo qui per richiedere il riconoscimento di quello che è il nostro lavoro, delle nostre professionalità, quindi una internalizzazione della nostra figura perchè utile come quella dell'insegnante di sostegno''.