ANNO 16 n° 275
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Archeologia, ai ''raggi x'' il bronzetto rinvenuto a Bolsena dai sub
''Le analisi chiariranno contatti e commerci tra Mediterraneo ed Etruria interna di 3000 anni fa''

BOLSENA - Sono iniziate nei giorni scorsi le analisi chimiche sul bronzetto antropomorfo rinvenuto durante le recenti ricerche dirette dal Servizio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza nella parte superiore dell’Aiola del Gran Carro di Bolsena.

Le analisi sono state affidate al professore Antonio Brunetti del Dipartimento di Scienze Biomediche – Fisica applicata ai beni culturali- dell’Università degli Studi di Sassari che ha potuto effettuare presso la sede della Soprintendenza la Spettroscopia Raman e la Fluorescenza a raggi X per stabilire prima di tutto la composizione chimica e percentuale dei metalli di cui è composto, cui seguiranno altre analisi per determinare la provenienza geografica dei diversi componenti.

''Presto avremo risposte sulla collocazione di tale raro oggetto che certamente chiarirà aspetti sui contatti e i commerci tra Mediterraneo. ed Etruria interna durante la Prima Età del Ferro (X-IX sec. a.C.)'', spiegano dalla Soprintendenza.

Il bronzetto è stato rinvenuto durante le attività di ricerca finalizzate all’individuazione e alla migliore conoscenza dell’area occupata dall'insediamento protostorico sommerso del Gran Carro. Per la prima volta è stata indagata una porzione dell’Aiola, l’accumulo monumentale di pietre di cui ancora non si conosceva la funzione, posizionata poco più a nord della nota palafitta della prima età del Ferro. Ad una prima analisi dei dati, dovrebbe trattarsi di un’area dedicata al culto all'aperto formatosi nel tempo, probabilmente da un nucleo centrale più antico che mano mano si è espanso proprio per la natura dei riti che venivano eseguiti e che prevedevano l’accensione di fuochi nella parte superiore, dove la superficie è piana, e il seppellimento di offerte di cibo combusto in vasi biconici coperti da scodelle nelle parti più scoscese sui lati del tumulo, che è risultato solo ricoperto di pietre e formato essenzialmente da strati di cenere, carbone e terreno.

Tra gli oggetti rinvenuti, certamente da un livello della prima età del Ferro, era emerso un busto di una figurina di bronzo fusa che si inserisce eccezionalmente nello scarso patrimonio finora conosciuto della plastica figurativa protostorica dell’Etruria.

In quella occasione, la Soprintendenza si era espressa così: ''Ancora tutta da interpretare la posizione di questo personaggio con corpo e copricapo scanalato, che tiene nelle mani poste al termine delle esili braccia, due oggetti circolari forati dei quali è ancora incerta la connessione con le espansioni laterali del copricapo. Questo presenta un viso e soprattutto una resa degli occhi molto simile ad alcuni bronzetti sardi, con richiami iconografici anche nel geometrico greco, tuttavia l’incredibile importanza del rinvenimento risiede proprio nella sua unicità nel panorama della plastica figurativa villanoviana''.




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