ANNO 16 n° 274
Approvato il piano regionale dei rifiuti
Il sindaco Marini: ''A Viterbo<
serve un termovalorizzatore''

VITERBO – Ieri mattina il Consiglio di Stato che ha confermato l'oggettivo stato di emergenza rifiuti nel, respingendo il ricorso della Colari di Manlio Cerroni e riaprendo la partita degli espropri per il post Malagrotta, All'ora di pranzo il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza piena (40 sì) il Piano rifiuti. Abbastanza per dire alla governatrice Renata Polverini che il 18 gennaio 2012 è stata una “giornata storica” . E subito dopo di lanciare un messaggio inequivocabile alle opposizioni: “Da oggi in poi, dopo dieci anni di chiacchiere inconcludenti, si fa sul serio. La maggioranza siamo noi…”. Di segno diverso il parere delle opposizioni che parlano di “occasione mancata”.

In mezzo la posizione del sindaco di Viterbo Giulio Marini, ad avviso del quale, il piano, almeno per quanta riguarda la Tuscia, per essere davvero efficace e risolutivo, “deve prevedere la chiusura del ciclo dei rifiuti nel Viterbese”. Insomma, deve prevedere la costruzione di un termovalorizzatore, o di un impianto analogo, a basso impatto ambientale.

“Dal 1996 – spiega Marini – a Viterbo, in località Casale Bussi, è stato autorizzato l’esercizio di un impianto per la produzione di Cdr (combustibile da rifiuti) che sforna alcune centinaia di migliaia di tonnellate di combustibile l’anno. La logica di tale autorizzazione era di arrivare a chiudere il ciclo dei rifiuti in loco con la costruzione di un apposito impianto”.

Alla domanda perché la mancata chiusura del ciclo a Viterbo costituirebbe un danno per il territorio Marini risponde: “Saremmo costretti a conferire il nostro Cdr al termovalorizzator e Colleferro, nella Valle del Sacco, con un notevole dispendio di risorse per il trasporto e il conseguente aumento delle tariffe a carico dei cittadini”.

A fugare i dubbi di Marini ci prova l’assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli, secondo la quale “il piano è completo, innovativo e tiene in piena considerazione le esigenze dell’intero territorio regionale, compreso il Viterbese”.

'Solo un libro dei sogni che non si realizzeranno mai'. Così il consigliere regionale del Pd Giuseppe Parroncini definisce il Piano regionale. 'Il piano - argomenta - si pone come obiettivo sulla raccolta differenziata il raggiungimento del 65% entro il 2012, mentre oggi siamo solo al 23%. Traguardo chiaramente irrealizzabile, fatto solo per superare la sanzione dell'Ue, che una volta non raggiunta quella percentuale scatteranno comunque'. Ad avviso di Parroncini, il Piano sarebbe irrealizzabile perché si pone di raggiungere il traguardo intermedio del 65% di differenziata 'avendo tagliato 165 milioni di euro. Milioni che nella precedente legislatura erano 300'. Infine, Parroncini spiega che il Pd ha votato contro il Piano perché, tra l'altro, 'non risolve l'anomalia di Viterbo, che dovrà sobbarcarsi i rifiuti di Rieti fino al 2015”

Il Piano, da qui al 2015, fissa tre obiettivi: il 65% di differenziata entro il 2012, puntando al suo incremento qualitativo; la riduzione della produzione dei rifiuti (con il riuso al 10%) e la realizzazione di un sistema integrato di recupero e smaltimento con discariche piccole e residuali. Accantona l'idea iniziale dell'Ato unico. Qualora gli obiettivi di riduzione e di differenziata non fossero raggiunti, o se la capacità degli impianti non fosse pari a quella autorizzata, scatterebbe il cosiddetto '’scenario di controllo'’, che dà la possibilità di autorizzare nuove 'capacità di trattamento per l'indifferenziato e di termovalorizzazione'.

Soddisfatti anche il presidente della Pisana Mario Abbruzzese : 'provvedimento esaustivo e strutturato' dice, e l'Udc di Francesco Carducci, per il quale 'il Piano è il primo passo, ora via con la gestione degli Ato'.

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