ANNO 16 n° 276
Appalti truccati: ''Accanimento assurdo, sono già eccessivi gli arresti domiciliari’’

VITERBO – ''E' un accanimento assurdo che non ci spieghiamo. Sono già eccessivi gli arresti domiciliari, figuriamoci il carcere''. E' un commento carico di incredulità quello dell’avvocato Enrico Valentini, all’indomani della decisione della procura viterbese di chiedere il carcere per uno dei cinque indagati per presunti appalti truccati nell'Alta Tuscia.

Nonostante non sia stata per lui una sorpresa, la scelta dei pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma lo lascia ugualmente sgomento. ''Sono convinto dell’innocenza dei miei assistiti e non comprendo la decisione della procura - aggiunge -. Comunque sia ci opporremo e ci difenderemo con tutte le forze. Stiamo già preparando delle memorie. Faremo la nostra parte''.

Nel frattempo, però, i dipendenti del comune di Acquapendente Federico Friggi e Vincenzo Palumbo, gli imprenditori Fabrizio Galli e Marco Bonamici, il dipendente regionale Giorgio Maggi, non potranno far altro che aspettare. Aspettare il 25 novembre prossimo, giorno in cui si discuterà il futuro delle loro custodie cautelari davanti al tribunale del Riesame romano.

Le richieste dei pm sono chiare: il carcere per uno degli indagati e l'applicazione delle misure per tutti i capi d’imputazione per i restanti quattro.

Rinchiusi in casa dallo scorso 17 ottobre per volontà del gip Stefano Pepe, devono tutti rispondere – a vario titolo - di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di atti d’ufficio, per una gestione poco limpida di alcuni appalti nell’alta Tuscia. Secondo la procura, i tre dipendenti e i due imprenditori aquesiani avrebbero sfruttato le loro posizioni per indirizzare le gare verso alcune specifiche ditte. Sempre le stesse, per di più. Una ristretta élite che, attraverso procedure negoziate, si sarebbe negli anni garantita la realizzazione dei più importanti lavori comunali.

Ma per il loro difensore Enrico Valentini, l'ipotesi della procura ''è tutta da dimostrare''. E intanto, mentre i pm premono per una misura cautelare più dura per tutti, lui si dice pronto a dar battaglia. ''Ci opporremo alla decisione del Riesame dello scorso 8 novembre - conclude -, con la quale si confermavano i domiciliari: i reati che sono loro contestati permettono la sospensione condizionata dell’arresto. Ed è quello che vogliamo''. A costo di arrivare in Cassazione.




Facebook Twitter Rss