ANNO 16 n° 273
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Anarchici pronti a colpire ancora
La digos:''Rischio azioni di sabotaggio all'estero''

VITERBO – Si stavano preparando a colpire di nuovo. A distanza di anni dagli ultimi attentati compiuti dagli anarcoinsurrezionalisti, il gruppo della Fai (Federazione anarchica informale nata negli anni Novanta), braccio armato del movimento decapitato l’altra notte dalle digos di Torino, in collaborazione con quella di Viterbo e di altri capoluoghi, grazie all’operazione ''Scripta Manent'', aveva già individuato i nuovi obiettivi da attaccare. Tra questi, la sede dell’Agenzia delle Entrate, uno sportello della Cgil e l'ufficio immigrazione della questura di Torino.

Sembra essere, infatti, il capoluogo piemontese il bersaglio prescelto dagli anarchici per pacchi bomba e azioni dimostrative. Lo dimostrerebbero le intercettazioni telefoniche (in cui emerge la strategia volta a ''distruggere l'esistente, attaccando, distruggendo ed eliminando i suoi simboli, le sue strutture e i suoi sbirri'') e i sopralluoghi, documentati dalla digos, effettuati a più riprese dagli anarchici finiti nella rete della polizia. I sette arrestati e gli otto indagati sono tutti accusati di essere responsabili di una cinquantina di attentati compiuti negli ultimi 13 anni, tra i quali quelli alla scuola allievi carabinieri di Fossano, al quartiere Crocetta di Torino, a Sergio Cofferati e Sergio Chiamparino, all'epoca dei fatti sindaci rispettivamente di Bologna e Torino. Più recentemente, la Federazione è accusata dell'attentato del gennaio scorso al tribunale di Civitavecchia, quando alle 5 di mattina in via dell'Immacolata l'esplosione in prossimità di una cabina elettrica danneggiò tre auto parcheggiate senza provocare feriti.

Anna Beniamino, detta ''Paperina'', la tatuatrice ligure 46enne compagna di Alfredo Cospito (in carcere per aver gambizzato insieme a Nicola Gai a Genova nel 2012 Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare), arrestata a Soriano nel Cimino dove spesso si incontrava con la cognata Claudia Cospito e con Stefano del Moro – vecchie conoscenze dei circoli anarchici viterbesi – è ritenuta la mente della frangia estrema del movimento. Sarebbe stata lei, dopo l'arresto del compagno e di Gai, a tenere le redini di un gruppo che ha continuato a lavorare nell'ombra, cercando obiettivi da colpire, e che dagli investigatori veniva considerato ''di un livello elevato di pericolosità''.

Gli attentati che il nucleo direttivo della Fai avrebbe avuto in animo di attuare, tuttavia, non si sono mai concretizzati. La digos di Torino, però, avverte che è reale il pericolo di prossime azioni di sabotaggio e rappresaglia a seguito degli arresti dell’altra notte. ''Azioni di questo tipo potrebbero verificarsi anche all’estero'' spiegano gli esperti dell'antiterrorismo, motivando questi timori col fatto che da anni ormai la Fai era entrata a far parte di una rete internazionale, la Fai/Fri, che ha forti legami con gruppi anarchici in Grecia, Spagna e Sudamerica. Più volte, infatti, nelle rivendicazioni di attentati commessi dagli anarchici della Federazione nel nostro Paese, era stata specificata la vicinanza ad arrestati stranieri. Anche l'attentato ad Adinolfi era stato firmato dal ''Nucleo Olga'', proprio in onore di un'anarchica greca arrestata. Adesso gli investigatori temono che gli anarchici all'estero ricambino la ''cortesia''. 

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