ANNO 16 n° 274
Leandro Peroni
Amministratori minacciato
nel 2014, c'č anche
l'ex sindaco di Cellere
Le scritte contro Leandro Peroni
tra i 28 casi di intimidazioni censite

CELLERE – C'è anche l'ex sindaco di Cellere Leandro Peroni tra i 28 amministratori locali vittime di minacce e intimidazioni (ma anche, nei casi più gravi di aggressioni) nel corso del 2014. Una graduatoria nella quale il simpatico ex primo cittadino del piccolo paese maremmano immaginiamo non avrebbe mai voluto entrare a far parte. L'elenco comprende ben 361 casi in tutta Italia, dei quali ben 28 nella regione Lazio, con un aumento dell'87 per cento rispetto al 2013. E' quello che emerge dal rapporto annuale di Avviso pubblico, l'associazione che promuove la legalità nella pubblica amministrazione e che annovera oltre 300 enti locali tra i suoi iscritti.

I fatti di cui fu vittima Peroni risalgono al febbario del 2014. Quando l'allora sindaco di Cellere si ritrovo delle scritte minacciose sui muri del negozio di alimentari di proprietà della sua famiglia in paese. Tra l'altro, Peroni aveva ricevuto altre minacce (stavolta per lettera) anche in passato. Allora furono in molti ad esprimere solidarietà nei confronto dell'amministratore locale. Che oggi si ritrova citato nel report di Avviso pubblico, ed è in buona compagnia, visto che tra gli altri sindaci e assessori minacciati nel Lazio ci sono nomi eccellenti: dal sindaco di Civitavecchia Anrtonio Cozzolino (''Se non righi dritto non si sa che può succedere', gli scrissero), a quello di San Felice Circeo, l'ex presidente del Coni Gianni Petrucci, che ha ricevuto invece una busta con sette proiettili e il memorandum ''la prossima volta saranno veri''. E ancora: il sindaco di Ladispoli Paliota fu picchiato sotto Natale, sul litorale romano tra Ardea e Ostia è una vera e propria emergenza, anche a causa di infiltrazioni mafiose.

''Gli amministratori locali vengono presi di mira perché si oppongono al perseguimento di interessi particolari, se non illegali o criminali – ha commentato il presidente di Avviso pubblico Roberto Montà – Oppure perché sono ritenuti incapaci di procurare un posto di lavoro, un sussidio, una casa popolare'. L'associazione ha fatto parte anche della commissione parlamentare di inchiesta sulle intimidazioni, natale nel 2013, che ha lavorato fino allo scorso maggio: ''Nella maggior parte dei casi – c'è scritto nella relazione finale della commissione – i responsabili non vengono individuati e le intimidazioni restano impunite''.




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