ANNO 16 n° 275
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''Altro che ospedale Covid per casi lievi, a Montefiascone pazienti gravissimi''
Egidio Gubbiotto (Confael): ''Due soli infermieri per turno devono gestire 24 malati. E mancano anche gli operatori socio sanitari''

MONTEFIASCONE - Altro che struttura con assistenza a bassa intensità, all’ospedale Covid di Montefiascone ''vengono ricoverati pazienti in gravissime condizioni, confermate dalle già avvenute morti che sconfessano quanto affermato''.

E’ quanto scrive il segretario sanità della Confael Egidio Gubbiotto in una lettera ai vertici della Asl, in lui l’esponente sindacale lamenta anche la carenza di personale: ''Chiamarla medicina riabilitativa Covid con assistenza a bassa intensità è pura utopia''. Inoltre, ''dei 21 infermieri professionisti promessi e programmati, ad oggi se ne nota la presenza di soltanto 19, mentre dei 10 oss (operatori socio sanitari) programmati e promessi se ne nota la presenza di solo 4 unità. Due soli infermieri per turno devono gestire l’assistenza Covid per 24 pazienti, tramite la vestizione, quindi, pur protetti, a contatto con il contagio; mentre altri due infermieri gestiscono l’area pulita in attesa di fare il proprio turno all’interno delle stanze di degenza. Ciò fa presumere una carenza numerica degli infermieri stessi, aggravata dalla presenza di una sola unità di oss nei turni''.

''Tale situazione - aggiunge Gubbiotto - comporta un grave disagio nella somministrazione del vitto, poiché pochissime unità di pazienti si nutrono da soli. Considerati i tempi limitati per la somministrazione, collegati alle altre numerose attività assistenziali come terapia, igiene del paziente, cambio biancheria, rifacimento letti etc. alcuni, purtroppo, consumano una minima parte del vitto distribuito''. Inconvenienti che si potevano evitare ''tramite la presenza di almeno due oss per turno''. Inoltre, prosegue il segretario della Confal,  ''da quanto ci risulta, soltanto quattro o cinque pazienti manifestano un minimo di autonomia, mentre gli altri sono totalmente allettati quindi con condizioni tali da risultare non solo non autosufficienti, ma neanche collaboranti o parzialmernte collaboranti. Pertanto il quadro patologico fa dedurre l’impossibilità di riabilitazione motoria, nonostante le tanto proclamate palestre per effettuare la terapia riabilitativa''.

La Confael auspica ''che il direttore del’Unità operativa di medicina ed il facente funzioni non siano a conoscenza di tale situazione, questa sarebbe una grave mancanza, ma ancora più grave sarebbe se essendo a conoscenza di ciò non assumono le dovute e retribuite responsabilità che gli competono. Permanendo l’attuale status danneggia sia i lavoratori che gli sfortunati pazienti e ci induce a sollecitare l’intervento delle aurorità competenti. Il servizio di igiene pubblica molto impegnato nelle strutture sanitarie e socio sanitarie private è mai intervenuto sulle strutture pubbliche della Asl di Viterbo? Se no, per quale motivo? Magari qualche sopralluogo insieme al Nas dei carabinieri potrebbe darci qualche risposta''.

''L’unica nota positiva in questo marasma è la dedizione e la professionalità manifestata dagli infermieri e dagli oss in servizio che, nonostante gli eccessivi disagi, danno il loro miglior contributo per rendere meno sofferente la malattia ai pazienti durante la loro permanenza in ospedale. Essendo un ex infermiere viene spontaneo dire bravi, continuate così'', conclude Gubbiotto.




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