ANNO 16 n° 275
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Altri imprenditori usurati, arrestato funzionario di banca viterbese

VITERBO – Lo aveva detto, sulla scorta della gran mole di documentazione sequestrata durante il blitz dell’8 marzo scorso, che ci sarebbe stati sviluppi e ha mantenuto la parola.

Il capo della Squadra mobile Fabio Zampaglione e i suoi uomini, all’alba di questa mattina, hanno notificato due ordinanze di custodia cautelare a carico di un funzionario di banca viterbese, A.P., e di Daniele Califano, l’ex immobiliarista in carcere tre mesi dopo la denuncia di un imprenditrice viterbese che aveva usurato arrivando a chiederle interessi annuali vicino al 200%.

I reati contestati ad entrambi sono: usura aggrava, estorsione ed esercizio abusivo dell’attività di mediazione finanziaria. Le vittime accertate sono quindi due imprenditrici e un commerciante, attualmente all’estero.

Il pm è Fabrizio Tucci, il gip Francesco Rigato. A.P., del 1961, funzionario di banca, approfittava della propria posizione per passare le informazioni sulle vittime dell'usura a Daniele Califano, del 1951. 'Senza tregua' perché uno degli imprenditori finiti nella rete è stato costretto a scappare in Romania per evitare le pressioni e le minacce subite per rientare del debito. E anche una volta lì sono riusciti a rintracciarlo e hanno continuato a perseguitare lui e le sue sorelle.

Califano era già in carcere: ci era finito l'8 marzo nell'ambito dell'operazione per usura, stavolta ai danni di una imprenditrice, da cui è scaturita quella odierna. 'Da lì - dice il capo della squadra mobile, Fabio Zampaglione - sono emersi contatti con un commerciante il quale, dopo la morte di uno dei genitori, aveva ereditato un mutuo cui non poteva far fronte'.

Tra i complici anche la moglie di Califano, denunciata. Pressato dalle banche, il funzionario capita la situazione si é detto disponibile a presentargli una persona che poteva prestargli i 35 mila euro di cui aveva bisogno.

'La richiesta di restituzione, a breve - continua Zampaglione - è stata di 42 mila, che ovviamente l'uomo non aveva. Il debito è stato quindi rinegoziato due volte consecutive, arrivando a 60 mila euro in meno di un anno'. Nell'ultima, hanno preteso subito 7 mila euro in contanti e poi, oltre agli interessi già maturati, altri 10 mila come penale per il ritardo.

'Gli hanno fatto firmare il preliminare di vendita di una villa sua e delle sorelle, del valore di 400 mila euro, a garanzia'. La minaccia: se non avesse restituito i soldi, avrebbero registrato il contratto e se ne sarebbero appropriati. Grazie al suo ruolo, A.P. sapeva in tempo reale le entrate dell'imprenditore e passava le informazioni a Califano, che procedeva con le richieste di soldi andando a colpo sicuro.

 L'imprenditore, per paura di ritorsioni anche contro le sorelle, è scappato in Romania. 'Ma lo hanno rintracciato e costretto a versale soldi, attraverso il Money transfer, servendosi di un prestanome. E poi i due complici si sono rivolti alle sorelle: hanno mostrato loro il preliminare di vendita, su cui erano state poste le loro firme false, ma con allegate le fotocopie dei loro documenti. O pagate voi, gli hanno detto, o prendiamo la casa. L'estorsione - spiega ancora Zampaglione - è stata fatta anche ai loro danni, chiedendo 10 mila euro subito e di vendere la villa, in modo da restituire la somma dovuta dal fratello'. Quando il pregiudicato è stato arrestato, il funzionario di banca ha intimato all'imprenditore di fornire alla polizia una versione concordata con lui, nel caso in cui fosse stato chiamato. Gli ha mandato sms, fax e una email. Ma ci sono altri casi, come quello di un'altra imprenditrice cui sono stati prestati 2.800 euro 'pretendendone indietro, dopo appena tre mesi - conclude Zampaglione - 5.400'. Come anticipo, sono stati presi diversi capi di abbigliamento.

 

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