ANNO 16 n° 275
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Allenatori calcio
a lezione da Cacciatori
L'ex portiere di Lazio e Sampdoria è docente per la scuola federale

VITERBO -  A Viterbo si sta svolgendo il corso per allenatori di calcio organizzato dall'Aiac, l'associazione nazionale di categoria.

Alla presenza del delegato prvoinciale Otello Settimi e del componente del settore tecnico dell'associazione savarese, ieri sera c'è stata una lezione sul campo: docente per l'occasione Massimo Cacciatori ex portiere di Ascoli (a sua prima squadra), Lazio e Sampdoria.

''Insegna'' per la scuola allenatori della Federazione italiana gioco calcio ''tecnica del portiere'' e infatti sul green della Mazzetta ha spiegato tutti i segreti del ruolo dell'estremo difensore, ultimo baluardo di una squara di calcio. 

Cacciatori è nato il 4 maggio del 1951 ad Ascoli ed ha esordito in Serie A; nel 1972 viene acquistato dalla Sampdoria, squadra con la quale esordisce in Serie A nella partita pareggiata per 0-0 in casa del Palermo nel campionato 1972-1973.

Dopo sei campionati con i blucerchiati, il patron Umberto Lenzini della Lazio decide di portarlo a Roma alla squadra biancoceleste per sostituire Claudio Garella, portiere che in seguito avrebbe vinto il tricolore con le maglie di Hellas Verona e Napoli. Assieme a Cacciatori, arrivò come secondo portiere, dal Modena, Bruno Fantini, in sostituzione di Giuseppe Avagliano. Cacciatori fu così titolare della Lazio per i campionati 1978-1979 e 1979-1980.

L'episodio calcistico più curioso e sfortunato di quel primo anno con la Lazio fu il rigore decisivo parato all'Olimpico, il 9 maggio 1979, da Lorenzo Frison, estremo difensore del Palermo, nella gara di ritorno dei quarti di finale della Coppa Italia, conclusasi 5-4 per il Palermo dopo i tempi supplementari (terminati sullo 0-0, come i 90' della partita d'andata): Cacciatori fu spinto a tirare quel rigore in quanto invocato dalla Curva Nord, per aver parato all'ex giocatore laziale Vito Chimenti il quinto calcio di rigore. Tre giorni prima, in campionato, il portiere laziale aveva parato un altro rigore, al giocatore del Perugia Gianfranco Casarsa, specialista che tirava da fermo.




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