ANNO 16 n° 273
Alle Terme dei Papi dovrà bastare l'acqua che già prelevano
Respinto dal Tar ricorso contro il Comune. Per il tribunale ponderata e ragionevole la quantità di 23/24 litri al secondo

VITERBO - La società Terme dei Papi dovrà ''accontentarsi'' di 23/24 litri di acqua al secondo per far funzionare lo stabilimento di Strada Bagni con tutte le sue attività. Nei fatti non cambia niente rispetto a quanto è avvenuto fino ad oggi. Ma cambia molto dal punto dei vista dei gestori della struttura secondo i quali una decina di litri in più sarebbe stata utile a soddisfare meglio il loro fabbisogno. Invece niente. Salvo la possibilità di attingere da altri sorgenti, come si verifica per modeste quantità con quella del Bullicame.

Lo ha stabilito il Tar del Lazio il 13 novembre (ma la sentenza è stata pubblicata solo nei giorni scorsi), respingendo il ricorso contro la decisione del Comune di Viterbo, guidato all'epoca dalla Giunta Michelini, di procedere tramite un avviso pubblico all’affidamento della sub concessione mineraria scaduta nel 2014 per lo sfruttamento del giacimento di acqua termale denominato ‘’Pozzetto Terme dei Papi’’. La società Terme dei Papi Spa, titolare fino ad allora della concessione, vinse comunque la gara aggiudicandosi la gestione di quell'acqua per altri 30 anni, ma si scatenarono comunque polemiche, perché la stessa riteneva che il prolungamento dell'attività avvenisse tramite affidamento diretto, in forza di precedenti accordi intercorsi con Palazzo dei Priori. ''Legittimamente e doverosamente – si legge invece nella sentenza .- l’Amministrazione comunale ha proceduto all’indizione della procedura selettiva per l’affidamento della sub concessione”. Gara che fissava anche limiti precisi relativi agli emungimenti: 23/24 litri al secondo.

Il tribunale amministrativo ha dichiarato il ricorso irricevibile per una parte e per la restante parte lo ha rigettato. E nella sentenza spiega: ''La determinazione dei quantitativi di acqua emungibili consta aver costituito oggetto di adeguata ponderazione da parte dell’amministrazione, non emergendo, tenuto conto degli elementi prodotti in giudizio, alcuna irragionevolezza ed arbitrarietà, risultando, anzi, pienamente rispondente all’esigenza di salvaguardare l’ambiente anche sotto il profilo idrogeologico''. Il Tar cita a proposito il cosiddetto Studio Piscopo, un piano di razionalizzazione degli emungimenti che prende il nome del professore di geologia dell’Unitus che lo ha realizzato: ''Lo studio in parola – pur non riguardando i quantitativi di acqua termale destinati ai singoli concessionari o sub concessionari – costituisce comunque un utile elemento a riprova della necessità di un intervento delle Amministrazioni pubbliche a garanzia di un utilizzo sostenibile delle risorse idrotermali, senza, tra l’altro, trascurare lo sviluppo delle attività imprenditoriali''. E prosegue: ''Del resto, è stessa difesa della ricorrente ad affermare che la previsione del limite di acqua emunigibile dal Pozzetto Terme dei Papi non impedisce, di per sé, alla società di emungere la restante quantità necessaria al corretto funzionamento dello stabilimento da altre sorgenti''.




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