ANNO 16 n° 272
Foto precedente
Al Midossi giovani talenti crescono
Domani taglio l'inaugurazione della mostra

VITERBO -  Il termine fotografia si compone di due fonemi di origine greca: foto (luce) e grafia (disegno); dunque si tratta, in sostanza, di tracciare linee, contorni e figure con la luce.

Non stupisce allora che, anche attraverso la fotografia, i ragazzi della IV B del liceo artistico Ulderico Midossi si siano avvicinati a Johannes Vermeer (1632-1675), uno dei maestri che maggiormente incarnò l’abilità proprio di dipingere con la luce.

Vermeer era nato nel 1632 a Delft, città delle maioliche e dei merletti; se in Europa divampava la guerra dei Trent’Anni, in quel periodo fiorivano invece le arti. Il giovane Johannes iniziò l’apprendistato nel 1647, per divenire nel 1653 membro della Gilda di San Luca, l’associazione olandese dei pittori. Come ricorda lo storico Jan De Maere, uno dei massimi esperti sull'“Età d'oro” dell'arte olandese: “Vermeer vive dunque a Delft, una cittadina tranquilla e contemplativa. Ritrae perfettamente la realtà, che però vede con gli occhi della mente. E attraverso la contemplazione raggiunge senza simbolismi una dimensione quasi mistica basata sulla luce, la prospettiva, la meditazione”.

Vermeer imbeve i suoi spettacolari quadri di interni borghesi di una moralità appena nascosta in una miriade di simboli ed impercettibili rimandi all’amore coniugale, alle virtù etiche. Maestro indiscusso della tecnica ad olio, i suoi quadri affascinano oggi chiunque ne voglia penetrare il mistero con il desiderio di entrare nel spazio del dipinto e mimetizzarsi in esso, abitarne le stanze. Stanze, quelle di Vermeer, sospese nel silenzio, scene ritratte da un pittore che fece della luce la sua musa fedele, della pazienza la sua forza maggiore, della lentezza una virtù. Ed è stato così anche per gli alunni del Midossi che, sotto la guida della Prof. Angela Mascarucci, si sono confrontati con la tecnica ad olio e con l’interpretazione e la rilettura dei temi “vermeriani” riprendendone gli stessi gesti e momenti della vita quotidiana, come la lettura e la scrittura, la musica: riaprendo nuove finestre su un mondo raccolto e antico. Ma a questo gli alunni hanno, da parte loro, aggiunto freschezza ed entusiasmo, semplicità e tenerezza, quelle qualità che Helmut Newton riconosceva all’arte e alla fotografia: “il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare”.

Questi i nomi degli studenti che, con le loro stupende opere, hanno permesso l’allestimento della mostra che rimarrà aperta dal 28 settembre fino al 12 ottobre presso la sala comunale: Erika Bruzzichesi, Luca Caccetta, Jana Ciferri, Gaia Corinaldesi, Lorenzo De Luca, Miriana Delle Piagge, Emma Filippini, Diego Galligani,Agnese Garofalo, Susanna Innocenzi, Micaela Lombardi, Erika Lumaca, Federica Molè, Denise Montresor, Valeria Moscatelli, Chiara Nizzoli, Benedetta Pannucci,Till Scharmann, Riccardo Stinchelli e Angelica Usurelu.Un ringraziamento particolare va rivolto al preside Franco Chericoni, al sindaco Gianluca Angelelli, all’assessore Giancarlo Contessa, al fotografo Francesco Biganzoli, all’architetto Pietro Belei e alla cartolibreria Quadrifoglio.

 




Facebook Twitter Rss