

DI CODADILUPO
VITERBO - Ah, se Renata Polverini avesse ascoltato l’esortazione di Rodolfo-Nando Gigli . Se avesse dato retta alla vecchia e lucidissima volpe democristiana, con tutta probabilità starebbe ancora al timone della Regione Lazio e avrebbe evitato che la sua amministrazione si sfracellasse sugli scogli dell’isolotto di Fiorito e degli altri atolli che costituivano l’arcipelago del gruppo Pdl alla Pisana. E già, perché ha un bel dire la Polverini che tutto o quasi è avvenuto a sua insaputa. Al massimo può dire di essere stata all’oscuro dell’uso sciagurato che tutti i gruppi politici, ad eccezione dei soliti Radicali, facevano del fiume di denaro che avevano a disposizione. Ma dalla scorsa estate era stata messa sull’avviso, quindi sapeva. Forse non tutto, ma molto sapeva. Chi l’aveva informata? Lui. Rodolfo-Nando Gigli, in veste di grillo parlante.
La circostanza è stata svelata dallo stesso esponente Udc nel suo intervento in consiglio regionale, durante la discussione delle leggi che hanno abolito le commissioni speciali e dimezzato quelle ordinarie. Un discorso tanto duro quanto appassionato quello di Gigli che, singolarmente, è stato ignorato dai giornali, tranne Radio Radicale, che lo ha rilanciato integralmente nel suo sito. E la dice lunga, l’intervento di Rodolfo-Nando Gigli, sul modus operandi dei consiglieri regionali. Da destra a sinistra. Ad eccezione di quei rompiballe dei Radicali.
“Ricordo – ha detto Gigli - che avevo avvertito, e non da ieri, che ci fossero delle anomalie nei finanziamenti ai gruppi consiliari. Non avevo però avvertito quanto fossero gravi. Tuttavia, avevo intuito l’urgenza di interventi tempestivi, in grado di rimuoverle o comunque di limitare quelle anomalie”
“Ricordo – ha aggiunto - che circa un anno fa ne parlai con la presidente Renata Polverini, nel suo ufficio accanto a questa sala consiliare, invitandola a prendere lei un’iniziativa per ridurre le spese relative al finanziamento dei gruppi e quindi della politica. Le dissi che a mio giudizio doveva essere lei ad intervenire perché l’opinione pubblica identificava in lei la Regione, quindi il suo intervento avrebbe avuto un significato enorme, anche di riscatto della dignità e della serietà dell’istituzione che presiede”.
“Debbo riconoscere per onestà - ha sottolieto - che la presidente Polverini prese immediatamente l’iniziativa che le avevo suggerito: dalla sua stanza chiamò subito il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese e, davanti a me, lo invitò a convocare urgentemente una conferenza dei capigruppo di maggioranza per affrontare l’argomento e valutare insieme quali azioni dovessero essere messe in campo per contenere i costi”.
Poi l’affondo più pesante: “Ricordo anche molto bene, nomi, fatti e le circostanze che fecero abortire la mia proposta e il tempestivo intervento della presidente: nella conferenza dei capigruppo qualcuno obiettò l’inopportunità di tale iniziativa. E la motivò con il fatto che l’opinione pubblica individuava nel governo e nel parlamento i soggetti che dovevano intervenire. Aggiunse che era bene che noi rimassimo al coperto e lasciassimo le cose come stavano. Io – ha concluso - ribattei che se non avessimo assunto noi e subito un’iniziativa, prima o poi ci sarebbe stata imposta dagli eventi. E siamo così arrivati ai nostri giorni e alle cose cui stiamo assistendo…”.
Gigli non ha fatto il nome del capogruppo di maggioranza che si mise per traverso, ma non dovrebbe essere difficile individuarlo. Basterebbe leggere i verbali delle riunioni dei capigruppo. Perché quando si discute e decide come impegnare milioni di euro andrà pur redatto un verbale. O no?