

VITERBO - Un piano sul lavoro agricolo di qualità. Su questo ieri mattina si è tenuto in prefettura un tavolo alla presenza delle parti sociali, delle forze dell'ordine e degli entri preposti al controllo.
L'iniziativa fa seguito all'inchiesta che ha portato qualche giorno fa a un sequestro preventivo in un'azienda agricola locale e al controllo giudiziale nell'ambito di una indagine sullo sfruttamento del lavoro.
Presente al tavolo anche l'Usb di Viterbo.
''Prendiamo atto della volontà del Prefetto di convocare riunioni periodiche con lo scopo di tenere alta l’attenzione sull’argomento - dice l'Unione sindacale di base - Ci auguriamo che, in base a quanto detto, queste non abbiano un carattere puramente formale e di facciata, ma essere una realistica analisi e denuncia di quanto davvero accade nelle campagne viterbesi, così come ha ribadito la delegazione Usb nelle persone di Monika Docze e Fabio Grillo dell’esecutivo del sindacato''.
Entrando nel merito della riunione, l'Usb definisce ''inappropriate quelle dichiarazioni sentite che cercano di sminuire quanto accade, derubricando lo sfruttamento subito dai lavoratori come pochi minuti in più, chiesti per finire la raccolta e solo in via eccezionale''.
Per l'Unione sindacale di Base, ''l’indagine ha portato all’attenzione della giustizia ciò che Usb denunciava da anni, giornate di lavoro doppie rispetto a quanto stabilito dai Contratti nazionali, 13 ore al giorno senza diritto a riposi, malattie o ferie. Nessuna sicurezza e inquadramenti al minimo pur di aumentare il profitto dell’azienda.
A questo quadro si aggiungono le minacce, sempre attuate, di licenziamento e impossibilità a ritrovare lavoro, per tutti coloro che provavano a chiedere il rispetto dei propri diritti''.
''Rispediamo al mittente pertanto tutte le dichiarazioni sentite che provano ad addossare la colpa anche ai lavoratori “che devono denunciare” - prosegue la Usb - I braccianti, sentendo la rete di intoccabilità intorno ai proprietari terrieri, non hanno la possibilità di esporsi, rischiando non solo il sostentamento, ma, data l’origine straniera della maggior parte, anche il permesso di soggiorno e la regolarità su suolo italiano''.
''Uniti - sostiene l'Usb - siamo una forza in grado, non solo di spaventare, ma di abbattere il sistema padronale e di sfruttamento che vige a Castel d’Asso, tanto più oggi. Il processo in corso e, in particolare, il diritto di avere accesso al permesso di soggiorno per sfruttamento lavorativo, dimostrato a Viterbo dall’avvocato Carlo Mezzetti ci dà sempre più forza''.