ANNO 16 n° 272
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Agricoltori: anche chiudere l'attivitā č un problema
Sulla scelta pende l'incognita dei fondi europei ricevuti per il benessere degli animali

VITERBO - A limite della sovravvivenza e della sopportazione. I 150 imprenditori, tra allevatori, agricoltori e conterzisti, che ieri hanno manifestato per le vie di Viterbo con i loro trattori, sono in grosso affanno e, già provati da mesi di crisi, non riescono ora a reggere l'impatto del caro gasolio e l'aumento del costo delle materie prime.

Il risultato è che molti di loro, ormai allo stremo, rischiano la chiusura. Per scongiurare questa situazione e impedire che questo settore così importante per l'economia della Tuscia resti ''strangolato'' da certe congiunture, si è svolta ieri la manifestazione spontanea, senza bandiere sindacali nè di associazioni, per richiamare l'attenzione del prefetto e con essa quella delle istituzioni e dei politici. Dopo un incontro con capo di Gabinetto, Gerace, gli organizzatori hanno chiesto un tavolo tecnico per affrontare le questioni con istituzioni e rappresentanti del territorio.

A margine dell'incontro e della manifestazione è emerso anche un altro problema. La difficoltà, in un certo senso, anche di chiudere l'attività.

''Non sappiamo che cosa succederebbe se le aziende, che a suo tempo hanno ricevuto dei fondi comunitari per il benessere degli animali, oggi chiudessero - dice l'avvocatessa Angela Ricci che rappresenta gli agricoltori - Il dubbio è che debbano restituire i fondi con gli interessi legali. Abbiamo già investito della questione il consigliere regionale Enrico Panunzi. Gli abbiamo anche chiesto se la Regione può fare da ammortizzatore verso queste aziende che chiudono per giusta causa senza il rischio che possano incappare in sanzioni rispetto a quanto hanno ricevuto all'Europa a suo tempo. Siamo in attesa di un riscontro''.

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