ANNO 16 n° 272
Aggressione finisce nel sangue, nei guai due moldavi ed un uomo della Crimea
Disposto il divieto di avvicinamento nei confronti delle vittime

ACQUAPENDENTE . Notte movimentata quella tra l’11 ed il 12 Marzo, quando tre stranieri - due moldavi di 33 e 41 anni anni e un uomo della Crimea di 41 tutti residenti a Gradoli - in piazza Oberdan, ad Acquapendente, con un pretesto avrebbero iniziato a litigare con due giovani del posto.

Tutto sarebbe cominciato poco dopo la mezzanotte, quando due avventori del locale – all’interno del quale si trovavano un altro giovane, tre ragazze e la titolare – sarebbero stati brutalmente aggrediti dal 33enne moldavo, mentre stavano fumando una sigaretta all’esterno.

Dopo averli istigati alla lite con insulti e minacce li avrebbero pestati con calci e pugni. I due giovani per sottrarsi alla mattanza hanno chiesto riparo a un’enoteca. E una volta entrati si sono barricati dentro insieme ad altri avventori del locale. I due moldavi con l’amico della Crimea avrebbero così iniziato a prendere a spallate la porta a vetri dell’enoteca minacciando i ragazzi, uno dei tre aggressori avrebbe estratto anche un coltello di 21 centimetri, con una lama di 9, e avrebbe mimato il gesto del taglio della gola. Minacce sono state rivolte anche alle ragazze presenti.

Le vittima spaventate hanno subito chiesto l’intervento dei carabinieri. I militari arrivati nella piazza principale di Acquapendente hanno trovato i tre stranieri seduti a un bar, uno di loro aveva ancora la testa sanguinante e li hanno perquisiti trovando subito la lama descritta dalle vittima.

Una volta portati in caserma i tre sono stati accusati di lesioni, minacce e porto abusivo di arma da taglio. Il gip del Tribunale di Viterbo, il 17 marzo scorso ha emesso ordinanza con applicazione della misura del divieto di avvicinamento alle vittima. Dovranno tenersi ad almeno 300 metri dai giovani che hanno picchiato e minacciato.

Ieri mattina gli indagati sono comparsi davanti al gip per la convalida della misura cautelare. Ad assisterli gli avvocati Angelo Di Silvio, Tiziana Maracci e Paolo Labbate. Tutti si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere, non fornendo nessuna notizia sul movente, che resta al vaglio degli inquirenti.




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