

VITERBO – I tesori di palazzo Spreca ritornano in tribunale. E’ ripartito ieri pomeriggio il processo che vede sul banco degli imputati l’antiquario umbro che mise in mostra a Palazzo Venezia i quattordici affreschi delle virtù profane e il proprietario dell’edificio da cui furono sottratte.
Le accuse sono di danneggiamento, ricettazione e violazione della norme sul patrimonio artistico.
Davanti al giudice monocratico Giacomo Autizi sono sfilati sul banco dei testimoni sei tra ispettori, soprintendenti e tecnici comunali per rispondere alle domande del pm e dei difensori degli accusati.
La vicenda partì nel 2012 quando il professore universitario Enzo Bentivoglio, esperto di opere d’arte del viterbese, in visita alla Biennale internazionale di antiquariato di Roma, si accorse che erano in esposizione anche gli affreschi del palazzo storico di via Santa Maria Egiziaca a Viterbo.
Da lì la segnalazione a Fabiano Tiziano Fagliari Zeni Buchicchio, ispettore onorario del ministero dei Beni culturali, che interessò immediatamente del fatto la Procura di Viterbo dando poi il via alle indagini.
''Attraverso un lavoro di studio sulle pubblicazioni di Scriattoli del 1929 sui monumenti di Viterbo – spiega l’ispettore – , sugli articoli di Antonio Magnus sul 'Bollettino d’arte' del 1913, dove veniva descritta la chiesa di Santa Maria Egiziaca, e comparando il tutto con le antiche carte catastali, siamo riusciti a rintracciare il luogo da dove gli affreschi sono stati stracciati''.
''La sala da cui provenivano – prosegue – era quella di un edificio di ex proprietà del Comune, era sede dell’ Eca, che venne ceduto nel 1989 all’imputato. Dopo la denuncia feci un sopralluogo: al contrario di quello che riportavano gli scritti d’epoca, nella sala di palazzo Spreca gli affreschi erano spariti, al loro posto c’erano solo le traccie lasciate dal frullino per staccarli. Mancava anche un’edicola lavabo e lo stemma centrale sul soffitto ligneo''.
Le quattordici virtù profane vennero poi ritrovate a Spoleto, nello studio dell’antiquario ora finito alla sbarra insieme al proprietario dell'edificio, per poi essere riconsegnate al Comune di Viterbo.
''Feci anche un secondo sopralluogo al momento del sequestro – conclude Buchiccio. Questa volta mancava anche parte del soffitto ligneo a cassettoni e le pareti della sala erano state completamente ripulite per eliminare le traccie del frullino usato per staccare gli affreschi''.
Il processo riprenderà l’8 febbraio, con l’ascolto degli altri testi dell’accusa, ma su tutto il procedimento incombe l’ombra della prescrizione, che scatterà a novembre del 2017.