ANNO 16 n° 261
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Afasia, quando il cervello perde le parole
L’approfondimento clinico della Dottoressa Olga Schiano

'Parlare, comprendere, leggere e scrivere rappresentano funzioni complesse, sostenute da articolate reti cerebrali.

Una lesione che coinvolga i sistemi deputati all’elaborazione linguistica può modificare profondamente queste capacità.

Riconoscere l’afasia e avviare un percorso clinico personalizzato assume quindi un ruolo fondamentale per favorire il recupero e restituire alla persona una comunicazione quanto più possibile efficace'. 

VITERBO – Sapere perfettamente che cosa si desidera dire e, improvvisamente, faticare a trovare le parole.

Ascoltare una frase familiare e percepirla come una sequenza di suoni difficili da decifrare.

Trovarsi davanti a un messaggio scritto e incontrare difficoltà nella lettura, nella scrittura del proprio nome o nella denominazione di un oggetto di uso quotidiano.

Sono alcune delle manifestazioni possibili dell’afasia, disturbo acquisito del linguaggio conseguente a una lesione delle aree e delle reti cerebrali coinvolte nell’elaborazione linguistica.

«L’afasia riguarda il linguaggio e può lasciare pienamente presenti pensiero, emozioni, ricordi e consapevolezza», spiega la Dott.ssa Olga Schiano, Neuropatologo del Linguaggio e Logopedista clinica, formatasi presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, centro di riferimento nazionale per la neuroriabilitazione e le neuroscienze.

«La persona può sapere esattamente ciò che desidera comunicare e incontrare, allo stesso tempo, una profonda difficoltà nel trasformare quel pensiero in parole oppure nel comprendere il linguaggio che le viene rivolto». 

 

Che cos’è l’afasia?

L’afasia è un disturbo acquisito del linguaggio che può compromettere, in misura e combinazioni differenti:

  • la produzione delle parole;
  • la comprensione del linguaggio parlato;
  • la denominazione di persone e oggetti;
  • la costruzione delle frasi;
  • la ripetizione;
  • la lettura;
  • la scrittura;
  • la capacità di utilizzare correttamente numeri e simboli.

La sua espressione clinica varia considerevolmente da persona a persona.

Il quadro dipende dalla sede e dall’estensione della lesione cerebrale, dalle funzioni linguistiche coinvolte, dalle condizioni generali del paziente e dall’eventuale presenza di ulteriori difficoltà neurologiche o cognitive.

Alcune persone conoscono ciò che desiderano comunicare, ma producono poche parole, con lentezza e grande sforzo.

Altre presentano un eloquio fluente, caratterizzato però dall’utilizzo di parole inappropriate, sostituzioni di suoni o costruzioni verbali difficili da comprendere. In altri quadri clinici prevalgono difficoltà nella comprensione oppure nelle abilità di lettura e scrittura.

Quali sono le cause?

La causa più frequente dell’afasia è rappresentata dall’ictus cerebrale.

Il disturbo può comparire anche in seguito a:

  • trauma cranico;
  • tumore cerebrale;
  • intervento neurochirurgico;
  • infezione cerebrale;
  • altre cerebrolesioni acquisite;
  • patologie neurologiche e neurodegenerative.

Quando una difficoltà nel parlare o nel comprendere compare improvvisamente, soprattutto in associazione ad asimmetria del volto, debolezza di un braccio, difficoltà nella deambulazione o alterazioni dello stato di coscienza, occorre chiamare immediatamente il 112: potrebbe trattarsi di un ictus e la rapidità dell’intervento assume un’importanza decisiva.

 

Afasia e intelligenza: due dimensioni distinte

Uno degli aspetti più delicati riguarda la tendenza a interpretare la difficoltà linguistica come una riduzione delle capacità intellettive.

La conoscenza di una parola può essere perfettamente conservata anche quando il suo recupero verbale risulta difficoltoso.

Allo stesso modo, un pensiero complesso può rimanere pienamente presente mentre la costruzione della frase appare rallentata o compromessa.

La lentezza dell’eloquio richiede tempo, ascolto e rispetto della persona adulta, della sua storia e delle sue competenze.

L’afasia coinvolge principalmente i processi linguistici e può associarsi, in relazione alla sede della lesione, ad altre conseguenze neurologiche o cognitive, che richiedono una valutazione specifica.

Una corretta valutazione specialistica permette quindi di distinguere le componenti linguistiche compromesse dalle abilità conservate e di costruire il trattamento a partire proprio da queste ultime.

 

Il percorso di Logopedia clinica

La valutazione prende in esame l’intero sistema linguistico e comunicativo della persona.

Comprensione, denominazione, produzione spontanea, ripetizione, lettura, scrittura e capacità di comunicare nelle situazioni della vita quotidiana vengono osservate in maniera sistematica, all’interno di un inquadramento clinico globale.

«Ogni afasia presenta una propria configurazione», precisa la Dott.ssa Schiano. «Il percorso viene costruito sulla specifica organizzazione linguistica della persona, sulle abilità ancora disponibili e sulle esigenze comunicative che caratterizzano concretamente la sua vita».

Il percorso di Logopedia clinica può intervenire sul recupero e sulla riorganizzazione di differenti funzioni:

  • accesso alle parole;
  • comprensione di parole e frasi;
  • organizzazione del discorso;
  • produzione dei suoni linguistici;
  • lettura e scrittura;
  • comunicazione nelle attività quotidiane;
  • utilizzo di gesti, immagini, scrittura o strumenti digitali, quando necessari.

Il cervello possiede una capacità di riorganizzazione definita neuroplasticità. Grazie a questo principio, il recupero può proseguire anche oltre i primi mesi dalla lesione, con tempi, modalità ed esiti differenti per ciascun paziente.

La pratica clinica richiede quindi valutazioni accurate, obiettivi realistici e percorsi costruiti sulla singola persona.

Come può aiutare la famiglia?

La famiglia svolge un ruolo fondamentale nel percorso di recupero e può essere orientata verso modalità comunicative realmente facilitanti.

Alcuni comportamenti possono fare una grande differenza:

  • parlare con un tono di voce naturale;
  • utilizzare frasi chiare e di lunghezza adeguata;
  • ridurre rumori e distrazioni durante la conversazione;
  • concedere alla persona il tempo necessario per formulare la risposta;
  • lasciare spazio al completamento autonomo delle frasi;
  • accompagnare le parole con gesti, immagini o indicazioni scritte quando utile;
  • verificare con rispetto la corretta comprensione del messaggio;
  • coinvolgere la persona nelle conversazioni e nelle decisioni familiari.

Il registro comunicativo deve rimanere adulto, rispettoso e proporzionato alle reali capacità della persona.

Semplificare la struttura di una frase rappresenta uno strumento comunicativo e conserva pienamente il rispetto dell’interlocutore.

 

I comportamenti che possono ostacolare la comunicazione

Parlare costantemente al posto della persona.

Anticipare ogni risposta può aumentare la frustrazione e favorire una maggiore dipendenza comunicativa.

Correggere continuamente ogni parola.

Durante una conversazione l’obiettivo principale resta la trasmissione del messaggio. La correzione linguistica trova il proprio spazio all’interno del trattamento e nelle attività strutturate.

Alzare la voce.

L’afasia è un disturbo del linguaggio. Un tono naturale, una formulazione chiara e un ritmo adeguato risultano generalmente più utili rispetto all’aumento del volume.

Rivolgersi esclusivamente ai familiari.

Il coinvolgimento diretto della persona con afasia favorisce partecipazione, autonomia e mantenimento del proprio ruolo all’interno delle relazioni.

Interrompere precocemente il percorso riabilitativo.

Il recupero linguistico segue traiettorie individuali e può proseguire anche nella fase cronica grazie ai processi di riorganizzazione cerebrale e alle strategie comunicative apprese.

La parola d’ordine è comunicazione

L’afasia può modificare profondamente la vita della persona e della sua famiglia, incidendo sull’autonomia, sulle relazioni sociali, sull’attività lavorativa e sulla possibilità di esprimere bisogni, emozioni e decisioni.

Dietro una parola che fatica ad arrivare può esserci un pensiero perfettamente presente, che necessita di tempo, competenza clinica e modalità adeguate per riuscire nuovamente a manifestarsi.

Riconoscere precocemente il disturbo, effettuare una valutazione specialistica e costruire un percorso personalizzato significa contribuire al recupero delle parole e, insieme ad esse, di una parte essenziale dell’identità, dell’autonomia e della partecipazione della persona alla propria vita.

 

Dott.ssa Olga Schiano

Neuropatologo del Linguaggio e Logopedista clinica

Studio Medico di Logopedia clinica e Neuropatologia Dottoressa Olga Schiano


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