

VITERBO - 'Con la firma di un accordo integrativo territoriale tra Regione Lazio e parti sociali sugli ammortizzatori in deroga è stato scongiurato il blocco delle autorizzazioni, e il conseguente licenziamento di migliaia di lavoratori in Cassa integrazione nella Regione Lazio (36mila, 2mila dei quali nella Tuscia)', si legge in un comunicato della Regione.
'L'accordo firmato oggi con le parti sociali è di vitale importanza per i lavoratori e le famiglie del nostro territorio e ci consente di aspettare con maggiore tranquillità le future decisioni del Governo. Si tratta di un accordo lungimirante che, seppur in un momento di profonda crisi, garantisce a livello contrattuale la stabilità del posto di lavoro', dichiara in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
'Se il Governo non stanzierà nuovi fondi per la Cassintegrazione in deroga - spiega l'assessore regionale al Lavoro, Lucia Valente - le parti si impegnano a concordare tutte le soluzioni utili, quali permessi non retribuiti, aspettativa non retribuita, ferie, flessibilità d'orario ed altri istituti contrattuali, per evitare i licenziamenti derivanti dalla mancanza di fondi statali'. 'Richiedo tuttavia con forza al Governo di finanziare la Cassa per evitare che i lavoratori, ai quali è stato garantito con l'accordo di oggi il posto di lavoro, restino senza retribuzione e nessuna tutela del reddito - conclude Valente - per i mesi di novembre e dicembre 2013'.
'''Il presidio di oggi sotto la Regione Lazio ha avuto un esito positivo - commenta il segretario provinciale della Cgil Miranda Perinelli - E’ stato siglato un impegno da parte della Regione Lazio di farsi carico di tutte quelle situazioni salvabili attraverso accordi tra parti sociali e imprese, per far si che non venga troncato il rapporto tra lavoratore e impresa. Pur tuttavia rimane l’incertezza di trasferimenti da parte del Governo per la cassa integrazione in deroga per i mesi di novembre e dicembre 2013, che se pur annunciate non hanno trovato un positivo riscontro oggettivo.
Pertanto le perplessità rimangono tutte e saremo costretti nuovamente a scendere in piazza a manifestare la nostra contrarietà ad una politica che non si fa carico nei fatti delle difficoltà sulla povera gente