ANNO 16 n° 273
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Accolta perizia per De Vito
Aperto in Corte d'assise il processo per l'omicidio di Marcella Rizzello, la giovane mamma uccisa a coltellate il 3 febbraio 2010

Camicia oxford, giacca blu, jeans scuro. Atteggiamento pacato, a differenza dell’udienza precedente, quando aveva tacciato il pubblico ministero Renzo Petroselli di essere un “bugiardo”. 

Si è aperto questa mattina nell’aula 4 del palazzo di giustizia viterbese, il processo in Corte d’assise a carico di Giorgio De Vito, il 35enne di origini napoletane accusato di aver ucciso a coltellate Marcella Rizzello davanti alla sua bambina Giada che, all’epoca dei fatti, aveva appena quattordici mesi.

Era il 3 febbraio 2010 e l’efferato delitto si era consumato in una villetta in via dei Latini, a Civita Castellana.

Ricordiamo che, per l’omicidio della giovane mamma, l’11 aprile scorso era già stata condannata a 18 anni di reclusione Mariola Henrika Michta, la donna di nazionalità polacca che, per il giudice Francesco Rigato, “ha partecipato materialmente” all’omicidio di Marcella. “Ricorreremo in appello”, aveva fatto sapere subito dopo la sentenza il legale Roberto Fava. Ricordiamo anche che la Michta era stata giudicata con l’abbreviato; rito che per l’ex convivente non era stato accolto.

Quella di ieri, dicevamo, è stato un’udienza di carattere interlocutorio, necessaria per incardinare il dibattimento. Iniziata alle 9,30 si è conclusa soltanto quattro ore più tardi, con un paio di sospensioni, utili alla Corte per decidere sulle richieste presentate dalle parti.

Gli avvocati Rosati e Valentini, in particolare, hanno chiesto (come durante l’udienza preliminare) che il loro assistito fosse giudicato con rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica: richiesta che, se accolta, avrebbe dato la possibilità a De Vito di beneficiare di uno sconto di pena. Ma l’istanza è stata rigettata. “Sì alla perizia ma non all’abbreviato”. Così il presidente Pacioni dopo una breve sospensione.

Adesso, quindi, accusa, difesa e parti civili hanno cinque giorni di tempo per nominare i consulenti di parte.

Tra le richieste della difesa, inoltre, anche l’ammissione di una corposa lista di testimoni. Si tratta di “109 persone – ha spiegato Valentini alla Corte - ma va considerato che per un buon 70 per cento sono le stesse presentate dalla pubblica accusa. Chiediamo, inoltre – ha aggiunto il legale - la possibilità di un accesso nella villetta per effettuare una ricostruzione dinamica del delitto; l’acquisizione del diario clinico di De Vito e dei tabulati telefonici”.

Il pm Petroselli, dal canto suo, ha chiesto l’ammissione di circa 50 testi e “l’inserimento nel fascicolo della macchinetta fotografica trovata in possesso dell’imputato, insieme al certificato di famiglia che dimostra come non abbia alcun fratello gemello, coma da lui stesso affermato durante il primo interrogatorio”. 

Alle 13,30, dopo l’ultima sospensione, la Corte ha stabilito l’ammissione delle prove documentali, invitando però le parti a snellire le liste testimoniali.

Il processo riprenderà il 1° luglio alle 9,30.

Nota a margine. L'udienza che si è celebrata questa mattina tanto ha ricordato il procedimento giudiziario che si è appena concluso con due ergastoli a carico degli amanti di Gradoli, Paolo Esposito ed Ala Ceoban: De Vito, infatti, è difeso dagli avvocati Enrico Valentini e Mario Rosati, la pubblica accusa è rappresentata dal sostituto Petroselli, e la Corte è presieduta dal giudice Maurizio Pacioni, con a latere Eugenio Turco.

La differenza sta tutta nell'ala sinistra dell'aula 4, dove siedono le parti civili: Fabrizio Ballarini è il legale di Francesco Vincenzi, il compagno di Marcella; Stefania Sensini rappresenta la piccola Giada; gli avvocati Maria Cristina Rosa ed Antonio Rizzello assistono invece Lucia, Pasquale e Marco Rizzello, rispettivamente genitori e fratello della vittima.

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