ANNO 16 n° 275
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''Abbiamo risarcito i nostri clienti, ora siamo pronti a denunciarlo per truffa''
Il titolare della concessionaria d'auto finito nei guai per un presunto giro di riciclaggio di macchine rubate: ''Vittime anche noi, un danno economico da oltre 300mila euro''

VITERBO - ''Siamo pronti a denunciarlo per truffa''. Anche il titolare della concessionaria d’auto finito nei guai per un presunto giro di riciclaggio di auto nella Tuscia, sarebbe vittima del 32enne napoletano arrestato lunedì scorso.

''Le auto che ci vendeva, arrivavano nel salone già contraffatte, sarebbe stato impossibile individuare la loro provenienza illecita: siamo stati noi i primi ad essere raggirati e truffati. E siamo pronti a denunciarlo''.

A parlare è l’avvocato Samuele De Santis, legale rappresentante del 42enne titolare della concessionaria d’auto raggiunto dal divieto di esercitare la propria attività, su disposizione del gip del tribunale di Viterbo.

Secondo gli inquirenti, l’imprenditore, assieme ad un 32enne napoletano finito in manette, avrebbe rivenduto tramite la propria agenzia, vetture rubate su tutto il territorio nazionale e poi contraffatte per renderne impossibile l’identificazione (leggi la notizia). 

''L’accusa è totalmente priva di fondamento – spiega l’avvocato De Santis – già da un anno abbiamo provveduto a risarcire i clienti che, come noi, sono caduti in errore: c’è stato chi ha scelto un risarcimento in denaro, chi una vettura di pari valore. Ma tutto questo è documentato ed è già stato depositato in procura il 23 maggio del 2019. Ora, a distanza di un anno da ciò, ci troviamo gravati da una misura cautelare del tutto priva di attualità. C’è da chiedersi se questa misura abbia più un valore mediatico che giuridico…''.

Per la difesa non ci sarebbe dunque nessun coinvolgimento del 42enne nel presunto giro di riciclaggio ipotizzato dalla pm Chiara Capezzuto che per oltre un anno e mezzo ha portato avanti le indagini assieme agli uomini della polizia stradale.

''Non abbiamo bisogno di vendere auto rubate: la concessionaria che rappresento è attiva sul campo da oltre 10 anni, con all’attivo 6000 vetture vendute – conclude l’avvocato – noi, come i nostri clienti, siamo stati vittime del raggiro e abbiamo avuto un doppio danno: abbiamo pagato per buone le auto al venditore napoletano e abbiamo dovuto risarcire gli acquirenti. Un danno da oltre 300mila euro''.

L’imprenditore è ora in attesa degli interrogatori di garanzia.

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