ANNO 16 n° 272
Abbandono degli animali domestici: un fenomeno che preoccupa
Il presidente dell’E.n.p.a: “C’è un mancato intervento da parte delle forze dell’ordine e dei comuni nella salvaguardia degli animali abbandonati”

VITERBO - Cresce sempre di più il fenomeno di abbandono degli animali domestici, specialmente durante i mesi estivi. Un reato sempre più frequente e con numeri spaventosi. Un fenomeno che, secondo l’articolo 727 del Codice penale, è un reato  punibile con l’arresto, ma che per la maggior parte delle volte rimane impunito.

“Durante questo periodo riceviamo mille telefonate che segnalano abbandonoi di  animali domestici – dichiara il presidente dell’E.n.p.a Viterbo, Mauro Chiarle - Le leggi non sono sufficientemente severe su chi ha “perso” il proprio animale domestico. Per legge chi non riesce più a trovare il proprio animale domestico deve denunciarlo immediatamente, in alternativa si chiama abbandono, ma non tutti lo fanno. Nei confronti di chi abbandona purtroppo non esiste la pena di morte. Purtroppo, le leggi al limite comportano una piccola multa, che spesso e volentieri viene anche tolta e quindi non c’è difesa per questi poveri animali. Io non faccio coincidere questo fenomeno con il periodo delle ferie, anche se storicamente è il periodo che comporta un allarme più grosso. Oltre tutto c’è una grave ignoranza in tema di sterilizzazione che è necessaria e la mancata volontà di mettere il microchip, forse per pigrizia o forse per ignoranza. È un sistema di tutela dell’animale che molte volte non viene messo, e tante altre volte non viene neanche controllato dai veterinari”.

Oltre alla poca severità delle pene che dovrebbero essere inflitte a chi abbandona un cane o un gatto, molte volte sono anche le forze dell’ordine competente che non si preoccupano abbastanza di questo fenomeno, che è in costante aumento, specialmente dopo la pandemia: “Bisogna anche parlare di chi è proposto a intervenire e non solo dei cittadini – prosegue Chiarle – Per legge sulle strade urbane il mancato intervento della polizia locale comporta un’omissione d’atti d’ufficio, anche perché potrebbero fare intervenire il servizio Asl, che si muove solo se allertato da polizia locale, dai comuni o dalla polizia stradale. Purtroppo, c’è qualcuno di questi, che decide di non intervenire, ma dice alla popolazione di chiamare qualche volontario, non sapendo che sono loro quelli obbligati ad intervenire”.

“I comuni non incentivano la cosa – prosegue Chiarle – Perché se poi la povera bestiola deve andare in canile, dovrà andare a carico del comune e molte volte sono proprio loro a girare la testa dall’altra parte. Sono accuse le mie, ma non c’è volontà da parte degli organi di competenza che si dovrebbero occupare della salvaguardia di queste povere bestiole e dal comune stesso, di intervenire nella salvaguardi degli animali. C’è un mancato intervento da parte della polizia locale, c’è un far finta di non sapere. La cosa sarebbe molto meno grave se ci fosse un ordine da parte di chi comanda di intervenire”.

Ma non tutti i comuni della Tuscia girano la testa dall’altra parte. Molti sono i primi che si battono per la salvaguardia degli animali e si mettono in prima linea per collaborare con l’E.n.p.a, primo tra tutti il comune di Vetralla: “Il comune di Vetralla è il primo in tutta la provincia che si batte per la questione – prosegue Chiarle – Io sono pronto a collaborare con loro perché sono sempre ben aperti, non come tanti altri comuni che quasi si oppongono. Con il comune di Vetralla abbiamo un protocollo d’intesa firmato da me e dal sindaco Aquilani, che comporta una possibilità di intervento anche da parte nostra e non solo delle forze dell’ordine”.

“Basterebbe un po' più di volontà e un po' meno di bastoni tra le ruote – conclude il presidente – noi cerchiamo di essere collaborativi con le divise, ma molte volte troviamo le porte chiuse. Magari con un po' più di apertura riusciremo a collaborare e mettere in sicurezza gli animali. Inoltre, ci dovrebbero essere degli inasprimenti di pena per chi abbandona, molta più severità per il mancato soccorso e leggi un po' più ferree che permettono ai nostri amici a quattro zampe di avere una tutela maggiore”.




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