

NEPI - (b.b.) Si sarebbe fatto dare il 10% su ogni lavoro che riusciva a far ottenere ad una ditta di insegne luminose viterbese, alla sbarra per concussione l'ex comandante della Polizia Locale di Nepi.
''Lui ci indicava quali erano i locali prossimi all’apertura, che necessitavano quindi di insegne, e noi andavamo a fare il sopralluogo. Per ogni lavoro che andava a buon fine, lui otteneva il 10% del nostro guadagno''. A spiegare le dinamiche di quel rapporto è il legale rappresentante della ditta di Viterbo che per anni avrebbe avuto l’esclusiva su ogni lavoro nel comune di Nepi, Civita Castellana e zone limitrofe.
''Non c’era niente di scritto – prosegue l’imprenditore, di fronte al collegio di giudici - Lui ci segnalava i negozi che avevano bisogno di insegne e noi a fine anno, gli facevamo avere, a titolo di ritenuta d’acconto, il 9 o 10% dell’importo di ogni lavoro eseguito''.
I fatti, per cui l’ex comandante dei vigili è finito a processo con l’accusa di concussione, risalirebbero già al 2004, quando nella rete dell’uomo sarebbe finito anche un veterinario.
''Abbiamo aperto un ambulatorio e abbiamo chiesto l’autorizzazione per installare delle frecce direzionali su strada – ha spiegato ai giudici la moglie del medico, sua legale – ottenute tutte le autorizzazioni e stampati i cartelli, li abbiamo affissi. Dopo una manciata di ore non c’erano più. Prima ho pensato ad uno scherzo, poi ad un atto vandalico. Sono andata a chiedere spiegazioni al comandante dei vigili. Mi ha detto di essere stato lui a togliere – ha proseguito – se avessi voluto riavere quelle targhe, lui stesso avrebbe provveduto a farmele stampare da una tipografia di sua conoscenza''.
Il comandante, ora in pensione, dal suo ufficio di lavoro si sarebbe occupato delle concessioni delle autorizzazioni per le varie insegne e affissioni e, allo stesso tempo, avrebbe indirizzato i commercianti verso una precisa ditta, da cui annualmente avrebbe ricevuto un compenso.
Il processo a suo carico riprenderà a maggio e a luglio arriverà a sentenza.