

VITERBO – C’era anche una rappresentanza dei lavoratori del 118 di Viterbo al sit in di protesta che si è tenuto questa mattina davanti alla sede della giunta regionale del Lazio. Le motivazioni della manifestazione vanno ricercate nella decisione di affidare alle onlus, attraverso un bando, la gestione di alcune postazioni del 118, tali postazioni al momento sono assegnate all’ ATI che nel 2015 si è aggiudicata la gara europea per la gestione di alcune postazioni 118 del Lazio.
“Dal 1 giugno – spiegano i sindacati - 250 lavoratori dell’emergenza 118 della Regione Lazio resteranno a casa grazie alla scellerata decisione assunta dell’Ares 118 Lazio che questa mattina ha reso pubblico il bando di selezione per la copertura di 17 postazioni attraverso il ricorso alla rete del volontariato. Le ragioni della decisione presa dai vertici dell’Ares: il presunto risparmio del 30% sul costo di gestione del servizio di emergenza-urgenza 118”.
Il bando prevede, secondo quanto spiegano i sindacati, una inadeguata gestione economica del personale, sia come inquadramento che come retribuzione, questo perché impone che un equipaggio di tre persone tutti professionalmente preparati, formati ed adeguatamente selezionati, un soccorritore, un autista soccorritore un infermiere laureato, sia retribuita solo la figura del infermiere laureato e soccorritore ed autista soccorritore siano volontari e non retribuiti.
“Questa inadeguata scelta – dicono ancora i rappresentanti dei lavoratori - presta il fianco all’aumento del lavoro nero e a false rendicontazioni per poter elargire emolumenti alle due figure che non hanno diritto alla retribuzione, ma che come è ovvio pensare per poter svolgere un’attività con turni di 12 ore a cadenza di quattro indicativamente 15/16 turni mensili fra diurni e notturni, debba ricevere un adeguato compenso per sopravvivere, a meno che non si inseriscano persone che hanno già un reddito personale, ma che ovviamente non deriva da lavoro dipendente né da lavoro autonomo, quindi pensionati, escludendo lavoratori che oggi svolgono tale sevizio, ben retribuiti ed assistiti da un’azienda seria e competente”.
“Premesso che nessuno pensa alle onlus come delle associazioni poco serie o almeno non tutte, si è appurato che questo modus operandi esiste ed è in essere tuttora nel Lazio e non solo, la nostra protesta – continuano - è contro una sconsiderata gestione di questa che è una attività salvavita, a favore di soggetti con pochi scrupoli sia verso i dipendenti, che verso il servizio stesso, chiediamo a chi gestisce questa procedura ARES Assessore Regionale alla Sanità al Presidente della Regione Lazio, di considerare a fondo quanto spiegato in precedenza e dare a noi lavoratori i giusti diritti di dignità e sicurezza occupazionale, ma soprattutto ai cittadini un servizio adeguato con personale e mezzi in grado di assolvere in sicurezza le emergenze territoriali. Se proprio debbono lasciare spazio per chissà quale debito contratto con alcune onlus, lo facciano tutelando i lavoratori e gli utenti lasciando alle onlus servizi secondari o di supporto ove necessario ma non sminuire la professionalità e competenza degli operatori”.
I lavoratori chiedono alla Regione Lazio ed all’Ares di riaprire il bando anche alle Aziende che operano con professionalità nel settore, assunti dal 15 luglio 2017 e in possesso di un contratto di lavoro regolarmente retribuito dopo anni di sfruttamento e precarietà.