ANNO 16 n° 272
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''100 ettari di fotovoltaico vicino Ferento, ai turisti offriremo distese di silicio?''
Ieri il sit-in all'area archeologica per dire no al maxi impianto. In un anno e mezzo a Viterbo progetti per 360 ettari (alcuni già autorizzati). ''Sì alle rinnovabili, ma pianificando''

VITERBO – ''Save Ferento, Save Tuscia'' è il nome della manifestazione organizzata dal consigliere comunale Luisa Ciambella in collaborazione con Italia Nostra Lazio avvenuta ieri pomeriggio a Ferento, un luogo dall’alto valore turistico e archeologico nelle cui vicinanze a breve potrebbe sorgere un campo fotovoltaico di 100 ettari (a giorni la convocaizone dell'ultima e decisiva Conferenza dei servizi). Presenti tanti cittadini, tutti distanziati e con mascheriena nel rispetto delle norme anti covid, e associaizoni.

''Non siamo contro le energie rinnovabili – enuncia Ciambella – anzi ben vengano, ma senza deturpare il territorio. Il Comune di Viterbo si nasconde dietro l’assenza di norme che consentirebbero il blocco degli impianti, ma non è vero. Non lontano da qui vi è una discarica di rifiuti urbani, in questo momento stiamo ospitando tutti i rifiuti della regione Lazio, vi è anche la paura del centro di stoccaggio per le scorie nucleari, quindi questo territorio è già provato.

I Sindaci hanno il modo di tutelare i propri territori e amministrare un comune, soprattutto in situazioni di emergenza come questa non è facile, però è necessario non solo tutelare le famiglie provate dal Covid, ma anche l’ambiente e il futuro del turismo. Il territorio è ricco di prodotti ed eccellenze, ma quando verrà tutto trasformato in una distesa perpetua di silicio sarà difficile continuare a vivere di agricoltura e turismo.

Dal 2008 gli impianti richiesti sono 294 e riguardano principalmente impianti a conduzione familiare – spiega Ciambella - solo negli ultimi due anni sono entrati in gioco questi impianti industriali. Nell'ultimo anno e mezzo sul territorio comunale di Viterbo sono stato autorizzati o sono in via di autorizzazione complessivamente 360 ettari di impianti fotovoltaici industriali. Ai nostri turisti offriremo una distesa di silicio.

L’ultimo rapporto ISPRA sottolinea che nella Tuscia vi è una forte crescita del consumo del suolo: 1,58 m2 per abitanti (dati del 2019), si tratta del secondo dato più alto del Lazio e quasi il doppio della media nazionale di 0,9 m2 .

Le energie rinnovabili sono il futuro – continua - e bisogna programmare dove poter realizzare gli impianti per evitare di posizionare cumuli di silicio in luoghi considerati il patrimonio ambientale e territoriale della zona. L’opportunità vera di sviluppare un turismo di prossimità non può essere allontanata e bisogna tutelare la nostra agricoltura di qualità. Le energie rinnovabili devono e possono essere coniugate con il rispetto dell’articolo 9 della Costituzione.

L’Europa e le Nazioni Unite ci richiamano alla tutela del suolo e del paesaggio a valore del capitale naturale e chiedono di azzerare il consumo di suolo entro il 2050, di allinearlo alla crescita demografica e di non aumentare il degrado del territorio entro il 2030.

E’ necessario – sottolinea Luisa Ciambella - obbligare a regolamentare le nostre aree e chiedere alla regione più attenzione nel rilascio delle autorizzazioni soprattutto rivalutare il parere della Soprintendenza in special modo quando parla di aree con un importanza culturale ed ambientale come Ferento. L’interesse generale dovrebbe prevalere e, ringrazio Italia Nostra, alla luce di quello che è accaduto ha chiesto la rivisitazione di tutte le autorizzazioni già consegnate. E’ importante andare a verificare se l’autorizzazione che la Regione Lazio ha già fornito, tra cui quella relativa a Ferento è in dirittura di arrivo, possano essere rivalutate.

Dobbiamo chiedere al governo che inserisca a livello nazionale una clausola per affermare che prima di autorizzare qualsiasi tipo di impianto è necessario un atto programmatorio a monte del settore urbanistica che decide e verifica se è compatibile o meno con il territorio. Questo è possibile solo sollecitando, pacificamente e in maniera determinata, i nostri comuni.

Gli impianti possono essere posizionati in molti luoghi – suggerisce - ad esempio in prossimità delle autostrade e in questo modo adempirebbero anche alla funzione di barriere sonore in prossimità di centri abitati. In Italia ci sono 6'000 km di autostrade, oppure possono esser messi anche sulle ferrovie e un’altra opportunità viene delle serre moderne che possono essere autosufficienti sull’aspetto energetico; altre soluzioni sono le zone industriali dismesse. Questa deve essere una problematica prioritaria per il nostro Paese.”

“Quando ci siamo insediati in Comune – spiega il Sindaco di Bomarzo Marco Perniconi - abbiamo già trovato in iter in Regione il progetto relativo all’impianto fotovoltaico di nel nostro territorio. E’ un avvenimento nuovo per il nostro territorio perché non ci sono mai state così tante richieste di istallazioni e questo è dovuto anche alla creazione della centrale ad alta tensione a Grotte di Santo Stefano, permettendo a questi impianti di collegarsi facilmente alla rete elettrica nazionale. La normativa, ad oggi, definisce che l’autorizzatore unico è la Regione Lazio ed è il solo vincolante, quelli dei comuni e della sovraintendenza non lo sono.

In questo modo il comune si trova senza armi a lottare all’interno della Conferenza dei Servizi ritrovandosi nel proprio territorio un impianto e senza neanche ricevere un ristoro. Con la variante alle norme tecniche del piano regolatore i comuni possono individuare le aree non idonee per l’istallazione degli impianti fotovoltaici – delucida il sindaco - il 28 aprile siamo riusciti ad utilizzare questo strumento che consentirà al territorio di Bomarzo, se viene autorizzato, di non avere più nessun istallazione di questo genere. Il mio è un invito che consiglio ai miei colleghi di adottare perché queste varianti sono l’unico strumento che possiamo avere per lottare contro questo sovraffollamento di silicio. Le fonti rinnovabili sono il futuro e insieme dobbiamo trovare i siti idonei alle istallazioni: se si individuano le giuste aree non si creano problemi al settore turistico e agronomico e consentiremo agli investitori di investire sulle energie rinnovabili e salvaguardare e tutelare il nostro ambiente.”

''Siamo contro questa politica energetica – afferma Adrian Moss, presidente di Italia nostra Tuscia – perché il consumo del suolo e la frammentazione dell’habitat causano una perdita consistente di biodiversità. Le rinnovabili non possono essere messe a terra, soprattutto in zona dall’alto valore paesaggistico come Ferento ed altri territori limitrofi. Servono delle regole immediate, nella Tuscia e in tutt’Italia perché il paesaggio preservato è l’espressione di un ambiente sano. Il senso della transizione ecologica è il preservare l’ambiente, di conseguenza le energie rinnovabili non possono rovinare l’ambiente. Non è sempre facile amministrare e difendere un territorio, però gli impianti fotovoltaici dovrebbero esser posizionati su aree che vengono considerate già degradate da attività antropiche e libere da vincoli. E la Tuscia, con Ferento a testimonianza, non è un ambiente degradato''.

Tanti erano i presenti alla manifestazione tra cui Donata Pacces, presidente AssoTusciania, Giovanni De Caro dell’associazione Interforze Protezione Civile Nazionale e Bengasi Battisti il quale è sempre in prima linea per la salvaguardia del territorio.

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