ANNO 16 n° 274
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'L'invisibile', Pier Francesco Cari racconta 6 storie di vita nel suo ultimo docufilm
Originario di Civita Castellana, Cari č stato ideatore e regista del documentario, a breve su Amazon Prime


CIVITA CASTELLANA - Sei storie. Sei storie di altrettanti personaggi che viaggiano in binari paralleli sotto un unico denominatore: vivere la vita in tempo di pandemia, con le paure, le difficoltà, i dubbi e le incertezze che il covid ha infiltrato subdolamente nelle loro vite e in generale, nella vita di tutti noi.  
E' questa la trama de L'Invisibile, un documentario nato dall'idea del civitonico Pier Francesco Cari e Ilaria Fusco (musicato da Marzio e Giampaolo Pulcini), che nel week end sarà trasmesso su Amazon Prime Video, Apple Tv e Google Play.
 

L'invisibile è un docu-film che parla dei primi tre mesi di diffusione del coronavirus. Reclusi in casa e lontani dai propri affetti, i sei protagonisti: un radiologo, un vigile del fuoco, un'infermiera, un attore, una cassiera e una sceneggiatrice raccontano la propria vita attraverso un video-diario quotidiano mettendo a nudo le loro paure e fragilità, ma trovando anche la forza di lottare e di reagire contro quel mostro invisibile che, soprattutto nei primi mesi, faceva molta paura.

Pier Francesco, perchè avete scelto questo titolo: 'L'invisibile'?
Invisibile come il virus, che ha preso le nostre vite e le ha stravolte. Ma 'invisibile' anche come i sentimenti, che nascono dentro di noi, che fanno parte del nostro bagaglio e che si esprimono attraverso l'amore, la solidarietà, il sostegno al prossimo e il contatto umano. Insomma, tutto ciò che è veramente importante per l'uomo.

Come avete conosciuto i personaggi che raccontate?
Abbiamo fatto una ricerca accurata e tramite alcuni amici abbiamo conosciuto le persone che abbiamo poi intervistato. Il nostro documentario è diviso in due fasi. La prima, dove loro si raccontano attraverso un cellulare, in un percorso segnato da lacrime ma anche di sorrisi, speranze ed emozioni forti che si annodano all'affetto delle persone più care. La seconda parte, invece, è corredata dal nostro viaggio da nord a sud dell'Italia fatto di interviste e ricostruzioni.

Insomma, un bel lavoro, diremmo quasi di 'inchiesta'
In realtà non lo definirei un lavoro d'inchiesta, ma più semplicemente un 'voler ricordare'. Dopo due anni di pandemia abbiamo quasi dimenticato le paure e le inquietudini vissute nei primi mesi, quando si era soliti ascoltare quotidianamente il bollettino delle 18 e si disinfettavano le buste del supermercato dopo aver fatto spesa.
Oggi la realtà è cambiata, ma io volevo lasciare una traccia di quelle che sono state le nostre vite durante il periodo più buio. E' storia, e non potevamo non raccontarlo. La realtà è che, in fondo, quei sei protagonisti siamo tutti noi!

Cosa hai in serbo per il futuro?

Oggi ho tante idee che mi frullano in testa a cui devo dare un ordine ben preciso. Per il momento voglio godermi l'uscita di questo ultimo lavoro e chiudere questo capitolo per poi aprirne subito un altro.




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