ANNO 16 n° 274
' Le imprese regolari devono aprire anche in zona rossa'
Lanciata una petizione che chiede l'apertura di parrucchieri ed estetiste, al fine di contrastare l'abusivismo

In vista del Dpcm di prossima emanazione, CNA e le altre associazioni di rappresentanza dell’artigianato - Confartigianato e Casartigiani - si mobilitano a sostegno del settore benessere, promuovendo una petizione affinché la riapertura delle imprese in zona rossa possa arrestare il dilagare dell’abusivismo.

“La chiusura delle attività legali sta incentivando il lavoro a domicilio da parte di soggetti che si improvvisano parrucchieri ed estetisti ma non ne posseggono i requisiti professionali e non rispettano le norme di sicurezza per poter svolgere l’attività né tantomeno i protocolli anti Covid adottati dal governo, contribuendo in tal modo alla diffusione del virus. Il settore, a tutela di clienti e dipendenti, si è dotato di tutte le garanzie necessarie a riaprire saloni di acconciatura e centri estetici nella massima sicurezza, rispettoso delle più rigorose norme e procedure igienico-sanitarie”, affermano i promotori della raccolta di firme.

“Sarebbe a questo punto ingiustificato che il governo confermasse il divieto di apertura di tali attività nelle zone rosse e altrettanto incomprensibile sarebbe reiterare la discriminazione che nei decreti dello scorso autunno aveva portato alla chiusura dei soli centri estetici. Inoltre, a causa delle difficoltà economiche in cui versano le imprese, procrastinare la chiusura delle attività rappresenterebbe una condanna a morte per molte imprese del settore. Le imprese - sottolineano - non riusciranno a resistere ancora per molto”.

Da qui la richiesta al governo di “segnali immediati di attenzione, permettendo ai saloni di acconciatura e ai centri estetiste di riprendere la propria attività anche in zona rossa”.

CNA Benessere e Sanità è intervenuta ripetutamente, anche nelle ultime settimane, per denunciare la totale disattenzione del governo nei confronti delle imprese di acconciatura ed estetica e il dilagare dell’abusivismo, favorito proprio dalla chiusura delle attività legali.




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