ANNO 16 n° 296
Tenta suicidio col gas,
entro domani sottoposto
a visita psichiatrica
19/08/2012 - 04:00

VITERBO – Per ora resta chiuso in carcere ma, già da lunedì, potrebbe essere trasferito nel reparto di Medicina protetta dell’ospedale Belcolle. E’ stato giudicato ieri mattina con il rito della direttissima Rizziero Randazzo, il 45enne di Fabrica di Roma che, tra il 14 ed il 16 agosto, ha rischiato per ben due volte di far saltare in aria un’intera palazzina tentando il suicidio con il gas.

L’uomo, disoccupato, era stato arrestato ieri l’altro, dopo il fallimento del secondo tentativo di suicidio. Procurato allarme, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale le accuse cui è stato chiamato a rispondere davanti al giudice del tribunale di Viterbo Gaetano Mautone.

In lacrime sul banco degli imputati Randazzo ha spiegato che non era sua intenzione compiere alcuna strage. “Non volevo far saltare in aria nessuno”, ha detto al giudice. “So che vicino a me abitano delle famiglie con bambini. Non avrei mai fatto loro del male. Volevo solo un po’ di attenzione. Sono solo, da un mese e mezzo non parlo con nessuno; solo questo mi mancava: parlare con qualcuno”.

Per lui, Mautone ha disposto in via precauzionale la traduzione nel penitenziario viterbese di Mammagialla, con la possibilità di essere però trasferito nel reparto di Medicina protetta del nosocomio cittadino. Tra lunedì e martedì, infatti, sarà sottoposto a visita psichiatrica per valutare la stabilità delle sue condizioni psichiche. In realtà si tratta del secondo colloquio che Randazzo avrà con gli specialisti.

All’indomani del primo tentativo di suicidio, infatti, il sindaco di Fabrica di Roma, Mario Scarnati, aveva richiesto al Centro di salute mentale della Asl Vt5 di valutare l’eventuale possibilità di sottoporre l’uomo al trattamento sanitario obbligatorio, ma gli specialisti che l’avevano sottoposto agli accertamenti, avevano fatto sapere che non era risultato in condizioni psichiche tali da predisporre il ricovero coatto. Nella notte tra giovedì e venerdì, tuttavia, Randazzo ci aveva riprovato e, non con una, ma con ben tre bombole lasciate aperte.

In pochi minuti il gas aveva completamente saturato l’appartamento e, attraverso le fessure delle finestre e della porta di ingresso, si era propagato nell’intero condominio. L’allarme era scattato intorno alle 22,30 e, in breve tempo, i carabinieri erano giunti a Parco Farnese, cinturando interamente l’area in cui insiste il condominio e intimando, invano, a Randazzo di richiudere le bombole per impedire l’ulteriore sprigionamento di gas. Messo alle strette, l’uomo si era quindi dileguato per le campagne di Fabrica inseguito da due carabinieri, che l’avrebbero raggiunto soltanto all’alba e che erano rimasti feriti in seguito ad una colluttazione.

Alla seconda strage sventata, dunque, Scarnati era tornato a scrivere al Centro di salute mentale di Civita Castellana perché, a dispetto di quanto accertato dagli psichiatri del distretto Vt5 “il soggetto in questione ha dato prova di trovarsi in condizioni psichiche non adeguate rappresentando così una minaccia per l’incolumità personale e pubblica”. Tra lunedì e martedì, sulla base della perizia degli specialisti Asl, il giudice disporrà nuove misure a carico dell’uomo.

 

 

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