ANNO 9 n° 290
Quindici anni per l'omicidio della madre Rosa, la difesa: ''E' una pena giusta''
Per il tribunale non c'è l'infermità mentale: il 45enne Ermanno Fieno nascose anche il corpo del padre
03/04/2019 - 01:04

di Barbara Bianchi

VITERBO – Colpì la madre con un attizzatoio e la uccise, poi nascose il suo cadavere, assieme a quello del padre, morto alcune ore prima per cause naturali, nella stanza da letto: Ermanno Fieno condannato a 15 anni di carcere e 3 di libertà vigilata.

E a poche ore dalla sentenza, la difesa del 45enne commenta: ''E’ una pena giusta – spiega l’avvocato Roberto Massatani - purtroppo non ci è stata riconosciuta la semi infermità mentale, altrimenti saremmo scesi ancora di più al di sotto delle richieste del pubblico ministero Chiara Capezzuto che per Fieno aveva chiesto una condanna a 20 anni di carcere, già diminuita di un terzo per la scelta del rito abbreviato''.

Per il tribunale di Viterbo, che lo ha condannato a 15 anni di carcere, Fieno non sarebbe affetto da alcuna patologia psichiatrica, ma solo da un ‘’disturbo dell’adattamento con umore depresso’’ che comunque non pregiudicherebbe la sua capacità di intendere, di stare a processo e soprattutto di rispondere dei reati che la Procura gli contestava: omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Sposata in pieno, dunque, la posizione del perito dell’accusa, il professore Giovanni Battista Traverso, ordinario di psicologia forense all’Università di Siena, che alla precedenza udienza aveva sottolineato come ''il 45enne non sia affetto da alcuna infermità mentale e sia capace di intendere e autodeterminarsi''. Da qui la condanna del gip Rita Cialoni dopo nemmeno due ore di camera di consiglio.

''Siamo ovviamente soddisfatti della sentenza - ha concluso il difensore Massatani – sarebbe stato difficile sperare in qualcosa di migliore''. Anche alla luce della confessione dell’8 marzo del 2018 quando Fieno, da dietro le sbarre del carcere di Mammagialla riferì al pm di aver colpito mortalmente la madre.

A scoprire i cadaveri, il 13 dicembre del 2017, avvolti nel cellophane e stesi sul letto i vigili del fuoco che entrarono nell’appartamento dei coniugi nel qiuartiere di Santa Lucia, sfondando la finestra: a dar loro l’allarme il fratello e la sorella di Ermanno, preoccupati dal lungo silenzio dei genitori. Assenti in aula, ieri, non si sono mai costituiti parti civili.






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