ANNO 9 n° 316
La nuova Viterbese senza complessi da serie D
01/09/2013 - 04:00

VITERBO - (An. Ar.) E fa un certo effetto vedere che nel campionato di serie D che comincia oggi non c’è la Viterbese. Questo torneo che era diventato l’habitat naturale della gialloblu negli ultimi anni, così odiato da quelli con la puzza sotto il naso (“Meritiamo la serie C”), adesso è perduto. Cioè, per essere più chiari: mentre oggi inizia il campionato di D, la Viterbese è in quel di Grotte di Castro, ad incrociare gli scarpini con il Csl soccer di Civitavecchia, per l’ennesima amichevole che in fondo è robetta.

Ma attenzione, perché di questa cosa non c’è da essere tristi. E anzi, a pensarci bene, tutti i guai che oggi i tifosi gialloblu si trovano a scontare, sono nati proprio dalla maledetta serie D. O Interregionale, chiamatela come vi pare. Già, perché dopo la retrocessione del 2008 (grazie Maggini, grazie Rambaudi, grazie Di Chiara), i Dilettanti sono tornati ad essere la dimensione giusta per il calcio cittadino. Purtroppo. Una specie di prigione, se vogliamo: in serie D si resta perché conviene. Da un punto di vista degli alibi (“Viterbo non merita la serie D”) ,ma forse soprattutto da un punto di vista economico, data la flessibilità fiscale che garantisce un campionato dilettanti. Così sono passate cinque stagioni, tutte con lo stesso equivoco: diciamo che proviamo a vincere e tornare tra i professionisti, ma in fondo in fondo non lo vogliamo. Anzi, hic manemibus optime.

Perciò c’è poco da scornarsi se oggi la Viterbese cazzeggia a Grotte contro il Csl Soccer (a proposito: bomber Toscano sta meglio e potrebbe tornare in campo già il 4 per il gran galà al Rocchi contro il Grosseto). L’Eccellenza è una condizione di passaggio. Necessaria, ma di passaggio. La pulizia che è stata fatta dalla famiglia Camilli è servita non solo per liberarsi dei debiti e dei loschi figuri che hanno attanagliato il calcio gialloblu negli ultimi anni. No, la speranza – che è quasi certezza conoscendo i nostri polli, anzi i nostri agnelli – è che insieme siano stati scacciati anche i complessi e le paranoie che inquinavano l’ambiente. Basta rassegnazione, basta “meglio la serie D che niente”. Meglio ripartire dal basso, pedalare duro, per essere finalmente grandi. Senza che nessuno ti abbia regalato niente, senza che nessuno ti abbia preso in giro. Il discorso da fare è: la serie D, l’anno prossimo, sarà solo un gradino da salire, uno dei tanti. Sono venuto, ho visto e ho vinto. E’ un nuovo modo di ragionare, per i tifosi e gli appassionati viterbesi, ma non appena ci prenderanno gusto, scommettiamo, ci sarà da divertirsi. Perché a vincere ci si diverte sempre, e non si vuole smettere mai. Oh yeah.





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